Le speranze dei negozi di paese

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Potevano anche essercene pochi, perché la crisi si trascina da anni e nessuno s’illude più di tanto. Invece c’erano tutti all’incontro promosso a Casa Astra dalla Fondazione youLabor di Chiasso e dal suo presidente Giorgio Comi. Sul tavolo le cifre rosse di molti bilanci ma anche il bisogno di condividere qualche speranza per il futuro. Chiuso il capitolo Crai, il fornitore principale, i negozi di paese stanno affrontando un futuro sempre incerto.

Quelli situati nei centri urbani sono meno esposti rispetto alle botteghe collocate a poca distanza dalla frontiera. I responsabili dei negozi, la maggior parte volontari, sono consapevoli che ognuno va a far la spesa dove meglio crede. Ma il valore comunitario di queste piccole realtà senza scopo di lucro va salvaguardato. Per questo la fondazione, che si occupa di imprese sociali e di ricostruire profili professionali, sta studiando la possibilità di favorire l’acquisto in comune della merce, per diminuire i costi di trasporto del nuovo grossista e garantire così un margine migliore. Anche l’immagine veicolata verso l’esterno, unitaria per tutti i negozi di paese del Mendrisiotto, potrebbe richiamare una maggiore attenzione da parte dei cittadini-clienti. Nelle cui mani rimane comunque affidata la sorte dei negozi, alle prese, quasi ovunque, con una costante diminuzione della cifra d’affari.
Fatti due conti, i negozi rappresentati durante l’incontro – quelli di Castel San Pietro, Coldrerio, Arogno, Brusino, Tremona, Rovio, Monte, Vacallo, Muggio, Caneggio, Balerna e Novazzano  –  garantiscono oggi più di 25 posti di lavoro a tempo pieno; si aggiunge una trentina di volontari e i membri dei vari comitati; il negozio, in certi luoghi, fa funzionare l‘agenzia postale, ma dappertutto mantiene in contatto fra loro le persone, dà lavoro a fornitori locali, come i panettieri, contribuisce a far funzionare l’economia di paese, senza costringere chi sceglie di abitare la periferia ad usare la macchina per le spesa quotidiana. Una microeconomia che va salvaguardata, come s’impegnano a fare, non senza sacrifici, coloro che tengono in piedi i negozi. Si tratta ora di mettere a punto strategie virtuose che il Cantone, attraverso i competenti uffici del DSS e del DFE, potrebbe sostenere, ha spiegato il responsabile di youLabor.
Pur nella loro diversità, le cooperative ne hanno provate di tutti i colori: alcune hanno venduto delle proprietà e per qualche anno il rosso può essere neutralizzato con la liquidità. Ma in futuro? L’emorragia prosegue ovunque, o quasi.  La preoccupazione è grande ma si scorgono anche segnali di ottimismo. Come a Tremona: nei giorni scorsi il negozio è entrato nei nuovi spazi, nel medesimo stabile, ristrutturato, dove era rimasto per anni. Il proprietario ha consegnato alla cooperativa un locale luminoso e confortevole; il nuovo arredamento è stato pagato dalla società locale con il prezioso contributo dell’Ente Regionale di Sviluppo, che ha sede a Chiasso. Ora si attende che la clientela, un po’ allontanatasi durante i lavori di ristrutturazione, torni a far la spesa nel negozietto, dotato di un ottimo assortimento.