I profughi e gli abitanti della Valle

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(red.) Il Municipio di Breggia ha deciso di non entrare nel merito del “progetto migranti” di Scudellate, la frazione che, secondo i responsabili del locale Comitato Pro Asilo, avrebbe potuto ospitare, nell’ostello, un gruppo di giovani migranti.

 

Il progetto d’accoglienza sarebbe stato condotto dal DSS e dalla CRS. Le opposizioni sono state numerose e il Municipio ha preso una decisione negativa. Giusta? Sbagliata? Abbiamo realizzato una piccola verifica in alcuni paesi della sponda sinistra, interrogando i residenti.Ha sentito signora? Il Municipio non entra nel merito dell’ammissione di profughi a Scudellate. “Perché, hanno paura? Andiamo in chiesa e non siamo capaci di accogliere questi poveretti… Certo, se qualcuno si comportasse male, sarei la prima a dargli un cazzottone”.
Davanti alla Dispensa due signore, di buona cultura, hanno pareri opposti sulla decisione del loro Municipio. L’altra evoca l’esempio italiano: “nei piccoli paesi isolati come i nostri,  i profughi fanno disastri, soprattutto se sono giovani; non possono restare tutto il giorno con le mani in mano, non fa bene né a loro né a chi li ospita. Meglio i centri urbani”. “Ma signora, non capisce? Quelli scappano dalla guerra, hanno visto uccidere i loro cari, gli amici…”. Saluta e se ne va. Continua quella rimasta: “Mi spiace, spero non si sia risentita… io mantengo la mia idea, i profughi non possiamo isolarli in cima ad una valle”. Li temono perché, probabilmente, sono musulmani; lei non ha paura che quella religione un giorno ci schiaccerà? “Dietro i moti religiosi  si celano sempre, purtroppo, i grandi cambiamenti economici; sono i soldi a muovere il mondo. Ci sono studiosi di geografia umana che già trent’anni fa preannunciarono le ondate migratorie dei paesi nordafricani; ma sono pochi i politici, soprattutto  oggi, che governano partendo da una buona base culturale. Dovrebbero avere lunghe visioni, prevedere, per esempio, come promuovere l’integrazione ma anche come salvaguardare i nostri diritti; io per esempio non metterei le minigonna in Egitto. Invece ci troviamo a discutere se mettere o no i profughi a Scudellate e cosa fargli fare…”.
“Appoggio le persone della frazione che si sono opposte”, dice un uomo che abita a Muggio e che lavora al piano. “Le persone anziane hanno paura perché vedono benissimo, alla televisione, ciò che accade nei paesi di provenienza dei migranti. Loro non hanno nulla laggiù e quando vengono da noi gli sembra il paradiso e fanno di tutto per rimanere… È davvero una situazione difficile per loro e per noi”.
Una giovane madre che lavora a Chiasso spiega di aver scelto il piccolo paese della valle dove ha costruito la casa con il marito anche per aver visto situazioni di disagio, nella città di confine, riguardo ai profughi: “il mio bambino non lo lascerei andare in giro da solo nella zona del Palapenz; qui, invece, non ho nessuna preoccupazione”.
“Sono mamma e nonna – dice una donna anziana dell’alta valle – se avessi la casa più grande, e fossi più giovane, accoglierei una famiglia. Provo tristezza quando vedo i bambini soffrire nei loro paesi. Ma hanno sbagliato i responsabili della struttura, dovevano perlomeno coinvolgere gli associati. Gentaglia ce n’è anche fra noi, per carità. Ma cosa avrebbero fatto, poi, una ventina di giovani in un posto così isolato? La proposta ha diviso la valle, ci ha fatto litigare… siamo già in pochi…”.
Un’altra residente è d’accordo con il marito che, appunto, è contento della decisione negativa. Sono tanti i migranti, signora, anche il Ticino deve fare la sua parte… “Capisco, ma ne abbiamo già di stranieri; la mia seconda figlia è rimasta senza lavoro per quasi un anno. Al centro commerciale ho dovuto chiamare la sicurezza perché una donna non mi lasciava stare, continuava a mettere le mani sulla mia borsa…”.
Potrebbe aver avuto un finale diverso, la vicenda di Scudellate, se l’informazione fosse stata gestita in modo diverso, pensa un residente dell’alta valle. “Ci voleva un progetto, bisognava spiegare alla popolazione cosa avrebbero fatto i profughi; le notizie di queste settimane riguardo a quel che accade in Siria e negli altri paesi hanno un forte impatto sulla popolazione”. E lei come si sente? Ha paura? “Sono preoccupato, questo sì. Non esco molto dalla valle e quando lo faccio per un viaggio non ci penso. Una guerra fra le religioni? Anche noi abbiamo fatto la nostra parte. Non ho condiviso la decisione del Parlamento cantonale di vietare il burka: se mi metto  dalla parte dei musulmani farei fatica ad accettare quell’imposizione”.