La fedeltà alla pittura di Sergio Morello

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• (red.) Il primo ad essere stupito e sorpreso è lui, il pittore, che mai, prima d’ora, aveva visto sfilare una dopo l’altra le immagini di quello che definisce “il mio matrimonio di cinquant’anni con la pittura”. Una storia di fedeltà. Dalmazio Ambrosioni, che lo frequenta da quando tornò in Ticino con il diploma di Brera, e che ha curato la mostra allo Spazio Officina insieme a Nicoletta Ossanna Cavadini, parla proprio di un artista rimasto “sempre fedele alla pitttura”; anche quando, primo ticinese a farlo, Sergio Morello metteva in scena a Mezzana o sul ponte di Castel San Pietro le pitture ambientali, “la sospensione mobile della mia pittura”.

 

Morello diventa noto, alla fine degli anni Settanta, per queste opere all’aria aperta: le vele del “Bateau ivre” installate sulle colline della scuola agricola, distrutte dal vento e per questo rimaste nella memoria di tutti; i drappi colorati sospesi sul precipizio dell’antico ponte in ferro di Castello; la performance pittorico-musicale alla scuola media di Morbio Inferiore con il musicista Francesco Hoch. Queste, e le altre “imprese” analoghe  a Chiasso e a Locarno, confermarono l’interesse del pittore di Chiasso verso il colore, proprio quando andavano di moda i grigi e i neri. Il pubblico ha sempre amato Morello. “In quegli anni ormai lontani qualcuno avrà senz’altro pensato che fossi bisognoso di un ricovero in un ospedale psichiatrico, vista la stranezza delle mie proposte. Ma non fu così: ho buoni ricordi di tutti coloro che mi aiutarono, con il loro entusiasmo, a mettere in piedi quelle strane opere artistiche, disegnate fuori dagli schemi, magiche e libere…”. Libere, e colorate, come le opere del periodo più politico del suo percorso artistico, coincidente con il ritorno dagli studi di Milano; è il tempo, per esempio, della dittatura militare in Grecia, che Morello interpreta con il sarcastico “Panino al colonnello forte”, che si può oggi rivedere allo Spazio Officina.
L’esposizione, a carattere antologico, si inserisce negli approfondimenti tematici di artisti contemporanei legati per nascita o per lavoro al nostro Cantone, spiega Nicoletta Ossanna Cavadini. Un appuntamento annuale sempre molto gradito dal pubblico. Stavolta ecco un artista chiassese. La mostra permette di conoscere in modo approfondito il “matrimonio” di Sergio Morello: la ricerca della trasparenza, il gesto della pittura, i vari tipi di supporto, come quelli concavi che Morello andò a cercarsi a Cantù perché qui non se ne trovavano.