OBV, più parole, meno errori

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(red.) Michela, Patrizia, Tania, tre infermiere dell’OBV, si sono preparate, come le altre colleghe ed i medici, partecipando agli incontri o ai gruppi di lavoro; hanno letto, si sono informate. Ed ora sono pronte.

Dal primo settembre – martedì della prossima settimana, dunque – diranno ai pazienti o ai famigliari di non avere paura di porre domande o di rivolgere delle osservazioni al personale, nel caso vedessero qualcosa che, secondo loro, non funziona per il verso giusto:  il curante che si dimentica di disinfettare le mani; una pastiglia in meno, o in più, nel dispenser; il nome stesso del paziente pronunciato in modo sbagliato; un cibo che sul vassoio non dovrebbe starci, per via della dieta; la colazione  servita anche se poco dopo bisogna entrare in sala operatoria; il medico atteso tutto il pomeriggio e che alla fine non è arrivato… Disattenzioni, spesso dovute ai ritmi di lavoro, che però possono trasformarsi in veri e propri errori dalle conseguenze spiacevoli per tutti. E l’obiettivo dell’ospedale è proprio quello: evitare gli sbagli parlando di più, dicendosi le cose; comunicando meglio, insomma.

Il diritto
di reclamare
Per la verità è da un pezzo che chi va all’ospedale, fra i suoi diritti, ha il diritto di reclamare; accade poche volte e questo è sicuramente un buon segnale; più frequenti, invece, sono i ringraziamenti, spiegano le infermiere all’Informatore, “che ci fanno molto piacere”. Probabilmente la tendenza rimarrà tale anche in futuro; ma tra qualche giorno, nei rapporti tra curanti e pazienti, questi ultimi avranno un peso maggiore. Di solito il paziente è in una posizione subalterna: “dipende” dal personale che lo sta curando. Ora l’ospedale di Mendrisio, con un opuscolo consegnato all’ammissione dall’infermiere del reparto, “raccomanderà” ai propri degenti, ma anche ai pazienti ambulatoriali,  di partecipare, di sentirsi più coinvolti nelle cure. Una maggiore comunicazione tra le parti equivale a maggiore sicurezza.

La Fondazione
per la sicurezza
dei pazienti
Si tratta di un progetto pilota che se avrà dato buoni risultati potrebbe essere esteso anche ad altre strutture dell’EOC. È stato messo a punto dalla Fondazione per la sicurezza dei pazienti Svizzera partendo da una constatazione tanto semplice quanto generalmente difficile da accettare: in ospedale gli errori possono accadere, come in ogni altro luogo dove lavorano delle persone. Nella sua “veste” di paziente o di accompagnatore chi va all’ospedale può contribuire a evitare l’errore ponendo domande, chiedendo di chiarire un dubbio, una perplessità. In Ticino il progetto gode del sostegno dell’Associazione consumatori della Svizzera italiana (ACSI).

Coinvolti
anche i curanti
Intitolata “Evitare gli errori – con il suo aiuto!”, l’iniziativa si rivolge direttamente ai pazienti ma coinvolge in modo importante anche il modo di lavorare dei curanti. “Durante la formazione – spiegano le infermiere interpellate dall’Informatore – ciascuna di noi ha parlato del proprio vissuto professionale; e di come la relazione con il paziente potrebbe cambiare. Già da qualche anno il contesto di lavoro è mutato: da cure “funzionali” siamo passati gradualmente a cure basate sulla relazione, in un contesto che favorisce il dialogo. Qualche timore esiste per il “giudizio” che il paziente potrebbe pronunciare nei confronti del nostro lavoro;  capita già, talvolta; in quei casi cerchiamo di chiarire le cose, verificando prima di tutto se il paziente è informato correttamente. Oggi si consulta internet anche per le questioni legate alla salute;  ma sappiamo che accanto alle informazioni oggettive, che si trovano sui siti ufficiali delle varie società mediche, ci sono anche quelle sbagliate… Ad ogni modo troviamo positivo il fatto che il paziente prenda maggiormente in mano la propria situazione”.

Tra entusiasmo
e prudenza
Responsabile del servizio qualità e sicurezza dei pazienti dell’OBV, e lui stesso infermiere, Moreno Doninelli ha condotto in porto il progetto, coinvolgendo gradualmente tutto il personale curante. “C’è chi è entusiasta, chi è più prudente. Quando bisogna mettersi in gioco è sempre difficile…”, dice, precisando che quella offerta al paziente è un’opportunità, ma non un obbligo; è un invito al dialogo, non al confronto. L’opuscolo è consegnato al momento dell’ammissione (un pieghevole si trova invece negli spazi comuni dell’ospedale); “ma se un paziente non lo desidera, non si insiste: è un po’ come colui che non vuole sentirsi dire la diagnosi, ma chiede soltanto di essere curato nel migliore dei modi. È ben noto che ci sono pazienti che apprezzano il dialogo aperto con i curanti, altri preferiscono la riservatezza”. Per quanto riguarda i curanti, continua Moreno Doninelli “si tratta, in fondo, di consolidare una prassi: quella di mai banalizzare ciò che il paziente ci dice o ci manifesta; dobbiamo prendere sempre sul serio le sue preoccupazioni, anche quelle dei famigliari: se la figlia ci dice che la madre va accompagnata quando si alza dal letto, dobbiamo ascoltarla, perché cadere, per l’anziano è un evento da evitare assolutamente”.

Poche criticità
ma si può migliorare
Il direttore sanitario e primario di medicina, Dr. Brenno Balestra crede molto a questo progetto. “Gli atti medici, che sono molto numerosi in un ospedale, vengono eseguiti secondo le procedure; se guardo le statistiche, le criticità per fortuna, sono poche, ma lo spazio per migliorare esiste sempre. Per questo mi sento di dire ai pazienti di “osare”, di non temere di dire agli infermieri e ai medici le cose che dal loro punto di vista non vanno bene. Tutti, credo, vorremmo farci curare in un ospedale sicuro!” Nella stessa direzione va il pensiero delle infermiere: “la sicurezza del paziente fa parte del nostro lavoro. Il paziente ci vede, è sensibile, è molto informato… Viviamo in un’epoca in cui la tolleranza sembra venir meno; vorremmo perciò che le critiche non fossero fini a sé stesse… ma aiutassero davvero a migliorare le cure”.

La partecipazione
dei famigliari
La partecipazione alla campagna “Evitare gli errori – con il suo aiuto!” sarà adattata alle situazioni specifiche. Le cure agli anziani o ai degenti meno consapevoli o più compromessi necessitano di particolari attenzioni da parte dei curanti e spesso gli interlocutori diventano i famigliari, come in pediatria lo sono i genitori, ai quali la campagna si rivolge espressamente. Inoltre la degenza media nell’ospedale acuto si fa tendenzialmente più breve e costruire una relazione curante-paziente deve tener conto di questa condizione. “Il cambiamento – concludono le infermiere – è diventato una costante del nostro lavoro. Una volta ci volevano lunghi tempi per introdurre una nuova prassi; adesso è questione di settimane, di pochi mesi. Ma siamo preparati e anche il cambiamento che partirà nei prossimi giorni lo affrontiamo in modo positivo!”