Via di compromesso per il Parco

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(red.) È stato un parto complesso e non è mancata qualche tensione al momento del voto.

Ma alla fine – con 37 voti favorevoli, 13 contrari e 2 astenuti – il Consiglio comunale di Mendrisio ha approvato la variante pianificatoria che disegna il futuro del Parco di Villa Argentina. Come sarà? Un parco urbano per tutti con una riserva edificabile di 3mila metri quadrati situata nella parte perimetrale del parco quale futura chance di espansione del campus dell’Accademia d’architettura. Ha dunque prevalso la via del compromesso sulla linea più verde. l cammino verso la realizzazione della variante pianificatoria  – lo ricordiamo – ha avuto origine dall’impulso di una petizione popolare che nel 2009 aveva raccolto 2’870 firme con l’obiettivo di salvare “Un magnifico parco per il magnifico Borgo”. La petizione era scattata quando erano apparse delle modine nella parte alta del comparto. E ora? Cosa accadrà?
In pratica, con il voto espresso lunedì sera dal Consiglio comunale, è stata accolta a larga maggioranza la soluzione di compromesso proposta dal Municipio e ritoccata dagli emendamenti suggeriti dalla Commissione della pianificazione. Realizzare la variante del piano particolareggiato del Parco, comporterà un investimento di 11 milioni di franchi, la maggior parte dei quali destinati all’aquisto del terreno di proprietà privata di 18mila metri quadrati. L’esproprio dovrebbe realizzarsi nel 2016.
Prima del voto riguardo alla variante, i consiglieri si sono chinati sulla mozione inerente il Parco. Era stata sottoscritta nel 2013 da rappresentanti di tutti i partiti salvo il Ppd e chiedeva in sostanza di adottare la soluzione di un’unica area verde proteggendo il valore storico, paesaggistico e culturale del Parco. Ai voti – lunedì sera – questa impostazione è stata respinta con 36 sì, 14 no e 2 astensioni. Nella stessa hanno creduto e credono tuttora fermamente i Verdi. E il confronto di idee non è mancato in aula. Con Tiziano Fontana (Verdi) che – prima del voto sulla variante – ha parlato di incultura territoriale. Secondo lui, permettere di entrare con le ruspe nel Parco di Villa Argentina è “uno schiaffo alla storia dei giardini, alla cultura e quindi alla modernità”. Relatore di un lungo e dettagliato rapporto di minoranza sul messaggio municipale legato alla variante, Fontana è stato più volte citato in aula per la serietà del lavoro suo e dei Verdi e per il loro apporto al dibattito su questo che è un tassello chiave della nuova pianificazione della Città aggregata. Tuttavia questa linea più verde non ha persuaso la maggioranza qualificata dei consiglieri e alla fine ha prevalso la volontà di lasciare che il campus universitario possa crescere a conferma dell’impostazione data dal Municipio rispetto alla vocazione della Città nel campo della formazione non solo universitaria. Ma torniamo al dibattito. Sinistra e Plr hanno manifestato opinioni diverse al proprio interno. Con due interventi significativi da parte di Massimo Borella (Plr) e Mario Ferrari (Insieme a Sinistra), fautori della prima ora. Il primo a ricordare come il percorso politico e pianificatorio – seppur tormentato – abbia permesso di salvare il parco (a quest’ora ci ritroveremmo i palazzi!). Il secondo – Mario Ferrari – a sottolineare come la petizione e il comitato che ne era nato abbiano rivestito un ruolo importantissimo per riorientare le scelte a favore del bene pubblico. “È una storia interessantissima – ha rimarcato – che racconta come i cittadini abbiano sviluppato una dinamica che ha fatto riflettere i politici”. Da quel momento è nato un nuovo cammino che ha visto restringersi la possibilità di edificazione in uno spazio a lato del parco. Opportunità non condivisa dal consigliere Nicola Rezzonico (Plr) che ha richiamato il fatto di trovarsi di fronte ad un parco storico e non un prato. Da parte sua è venuto l’invito al Consiglio comunale a tenere alta la guardia affinché non si costruisca un eco-mostro ma vengano invece coinvolte le commissioni di Legislativo nella fase di progettazione e siano inseriti degli esperti di parchi storici nella giuria che dovrà scegliere il progetto. Al contesto cittadino proiettato sul campo universitario e sulla formazione ha fatto riferimento anche Manuel Aostalli (Ppd) auspicando “che le generazioni future possano dire che abbiamo svolto un lavoro egregio”. Si è parlato di generosità nei confronti dei giovani, degli studenti, che saranno i primi fruitori dell’area-svago ma il parco – è stato sottolineato dal capodicastero Piermaria Calderari – sarà per tutti.
La seduta di lunedì ha visto anche una partenza dai banchi del Legislativo. Il consigliere liberale Maurizio Sala si è congedato dal Municipio e dai colleghi di Legislativo lasciando la propria carica a seguito della sua nomina a giudice di pace del Circolo di Mendrisio. Sala ha lasciato dopo anni di impegno politico in Consiglio comunale e anche una legislatura nell’Esecutivo. Al suo posto – in seno alla Commissione della gestione – il Plr ha chiamato Sergio Imperiali.