La dialisi? La faccio a casa mia

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(red.) Antonietta Campoli ha 62 anni e non è stato un bel momento quando ha saputo che i reni non ce la facevano più, da soli, a depurare il sangue. Insufficienza renale cronica. Ma la dialisi la fa a casa sua, a Stabio, nella bella abitazione che ha costruito insieme al marito Antonio, 63 anni. Con loro adesso è rimasta Valentina, 19 anni, l’ultima dei tre figli, in procinto di iscriversi alla formazione per infermieri.

Quella di Antonietta è la storia di una salute diventata fragile, ma anche di una famiglia unita e solidale; e di un ospedale, l’OBV, che mette a disposizione le competenze adeguate per istruire i pazienti a svolgere questa metodica a domicilio.  Se nell’emodialisi la funzione renale è sostituita da macchine che filtrano il sangue mediamente tre volte per settimana,  per circa 4 ore ad ogni seduta, nella dialisi a domicilio è il peritoneo a svolgere il lavoro di “filtrare” il sangue. Per molti è un illustre organo sconosciuto del corpo umano, che pochi sanno descrivere; si tratta, invece di una preziosa quanto sottile membrana di neppure un millimetro di spessore composta da due foglietti tra i quali esiste uno spazio virtuale chiamato cavità peritoneale. La membrana, essendo riccamente vascolarizzata, svolge la funzione di filtro per purificare il sangue e rimuovere l’acqua in eccesso. Questo è possibile introducendo nella cavità, attraverso il catetere peritoneale, una soluzione dialitica che richiama le sostanze tossiche presenti nel sangue e l’acqua in eccesso che i reni malati non riescono più ad eliminare sottoforma di urina. La soluzione, dopo essere rimasta nella cavità per alcune ore, viene poi drenata e rinnovata utilizzando il medesimo catetere.
“All’ospedale –  spiega a L’Informatore Antonietta Campoli – il servizio di nefrologia mi ha informato che oggi sono a disposizione tre alternative: l’emodialisi, la dialisi peritoneale e il trapianto, per il quale bisogna comunque aspettare almeno tre anni in lista d’attesa, se tutto va bene.  Ma non posso aspettare, i miei reni non me lo consentono. Mio marito e mia figlia, dalle analisi, sono risultati compatibili e mi darebbero volentieri un rene. Ma io non voglio che compromettano la loro salute per me, nel modo più assoluto. Dal momento della dignosi ho avuto circa due mesi per prendere una decisione. Non è stato facile. In fondo, svolgendo la dialisi all’ospedale non si deve più pensare a nulla, fanno tutto la macchina e il personale…”.
Il servizio di nefrologia dell’OBV, condotto dalla Dr. ssa med. Daniela Garzoni, responsabile del servizio di nefrologia e dialisi, dal  dr. med. Olivier Giannini, vice primario di medicina interna e responsabile di nefrologia e dialisi,  promuove questo tipo di dialisi con la collaborazione del Dr med. Giuseppe Bonforti e di Giuseppina Croppi, infermiera, entrambi veterani in questo campo. Al “Sant’Anna” di Como Bonforti e Croppi hanno maturato una lunga esperienza in questo specifico settore; su circa 350 dializzati, almeno una sessantina di pazienti optano per la dialisi peritoneale. All’OBV, da qualche tempo, è stato messo in funzione l’ambulatorio della malattia renale avanzata (MaReA), un percorso “predialisi”, molto personalizzato, in cui medici ed infermieri spiegano al paziente il percorso che lo attende, le alternative a disposizione e qual’ è, fra queste, la più adeguata rispetto all’età, alle condizioni di salute e all’ambito famigliare in cui il paziente risiede. Sul piano nazionale l’obiettivo che si vorrebbe raggiungere con la “peritoneale” è di un paziente ogni 10 dializzati. All’OVB i pazienti che hanno iniziato ad utilizzarla  sono 4, di 84, 83, 62 e 32 anni.
“Dopo la diagnosi  – precisa Gianna Croppi – non bisogna aspettare di stare troppo male prima di prendere una decisione sul tipo di dialisi. Se si sceglie questa tecnica, occorre infatti sapere che il catetere, impiantato chirurgicamente, è pronto per l’uso non prima che siano trascorse 2/3 settimane dall’impianto”.
“Quando hanno scoperto la mia malattia, dovuta al diabete, i medici dell’OBV hanno accertato la presenza di altri problemi. Per questo mi sentivo debole, priva di forze! Ora mi sto curando, da novembre faccio la dialisi ed ho recuperato le energie: posso preparare i pasti, occuparmi del giardino, stirare… Mio marito è in prepensionamento e da quando è a casa mi aiuta moltissimo. Sto riscoprendeo la gioia di vivere, anche se non è facile avere i reni che non funzionano più”.
Antonietta è autonoma. All’OBV, in una settimana, le hanno insegnato la procedura e spiegato le norme igieniche fondamentali affinché non si vada incontro a infezioni. Tutto è andato liscio in questi primi 7 mesi, grazie anche alle attenzioni del marito e della figlia, che pure sono stati istruiti in modo adeguato, così da poter dare una mano ad Antonietta in caso di bisogno. Il personale medico/infermieristico dell’OBV è sempre reperibile il caso di complicanze.