Gli indirizzi? Erano ben chiari

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(red.) Le due risposte date dal Municipio di Mendrisio ad altrettante interrogazioni sul destino della zona di Valera – brevemente presentate nell’edizione precedente de l’Informatore – permettono di conoscere le ragioni per le quali il Comune ha intrapreso una strada diversa da quella che poi avrebbe indicato il Dipartimento del territorio.

 

Prima e dopo le cisterne
Il Comune, proponendo la parziale edificazione del comparto, cui si oppone il DT, si è basato su risoluzioni del Governo del 2002, del 2003 – relative a decisioni degli ex Comuni di Ligornetto e Rancate – e su una valutazione più recente, del 2009, della Sezione dello sviluppo territoriale. In sostanza si tratta di fondi che erano “edificabili senza una destinazione precisa”; ma che, pure, rispondevano a due criteri importanti della LF sulla pianificazione del territorio: si tratta di terreni “edificati in larga misura” e “prevedibilmente necessari all’edificazione e urbanizzati entro 15 anni”. “Vocazioni” scaturite dopo la demolizione dei serbatoi di carburanti; prima che le cisterne venissero costruite, invece, i terreni non erano azzonati, non esistendo ancora i piani regolatori; in particolare – allora – non si faceva distinzione tra zona edificabile e zona non edificabile e “la zona agricola, intesa come stato giuridico dei fondi, non esisteva”.

PD, direttive “d’ordine superiore”
L’altro aspetto considerato dal Municipio, anch’esso di portata cantonale è il Piano direttore che indica, ai Comuni ticinesi, “le direttive di ordine superiore”. Nel momento in cui il Municipio ha impostato le proprie scelte, incaricando nel marzo 2010 il pianificatore Stefano Wagner, il PD attribuiva al comparto Valera la funzione di Polo strategico economico (PSE) anche se non in forma definitiva, ma come “risultato intermedio”; a quello stadio provvisorio si trova tuttora la procedura; per questo il Municipio, come già scritto, non porterà avanti la pianificazione di Valera, fintanto cioè che la scheda sarà tramutata in “dato acquisito” o verrà abbandonata.

Il Cantone autorizzò i due ex Comuni
Nelle sue risposte il Municipio pubblica ampi stralci delle risoluzioni del Governo citate all’inizio di questo servizio. Cercando di riassumerli, appare chiaro che l’autorità cantonale, all’inizio del decennio scorso aveva approvato la scelta dei due ex Comuni di Ligornetto e Rancate di definire l’ex zona idrocarburi come “area strategica e più precisamente come area di riconversione e riqualificazione”, considerando “l’importante superficie” e il fatto che essa è connessa alla rete ferroviaria, a quella stradale e “alle opere di riorganizzazione dello svincolo”.

Un indirizzo molto esplicito
L’indirizzo strategico di Valera risulta dunque all’inizio del decennio scorso molto esplicito, curiosamente proprio nel momento in cui il Cantone boccia la destinazione che aveva immaginato Rancate; il Comune aveva infatti cercato di riproporre anche per il futuro una zona di deposito idrocarburi. Ma, appunto, il Cantone disse di no perché “permetterebbe unicamente il mantenimento dei serbatoi esistenti”; invece a Valera esiste “un comparto di notevole potenziale” cui “va attribuita un’importanza di carattere regionale” nell’ambito di una “riconversione e riqualificazione”.

Il concetto di “edificabilità”
Più tardi – siamo nel 2009 – quando Rancate e Ligornetto, per ordine del Cantone, avevano dovuto redigere una pianificazione unitaria, sottoforma di Piano particolareggiato, la Sezione dello sviluppo territoriale aveva auspicato la nascita di “un impianto urbanistico di qualità” che costituisse la premessa “per un’adeguata strutturazione dell’area; senza comunque togliere una certa flessibilità progettuale agli eventuali interventi edificatori ammessi”. Il concetto di “edificabile” compare anche nei passaggi successivi, tanto che ad un certo punto il Cantone chiede ai due ex Comuni di “quantificare le potenzialità edificatorie” e di separare bene i contenuti residenziali da quelli artigianali, per agevolare questi ultimi. Badando comunque a non esagerare: i Municipi, infatti, erano preoccupati di “non penalizzare eccessivamente i proprietari dal profilo economico”. Su tutto, vigeva un’altra preoccupazione, stavolta del Cantone che chiedeva agli ex Comuni “di quantificare le potenzialità edificatorie, con riferimento, oltre alle reali esigenze, alla sopportabilità delle stesse dal profilo paesaggistico”.
Come noto il Cantone ha bocciato la variante proposta dalla città giustificando la propria valutazione  con le nuove disposizioni federali in materia di pianificazione, molto restrittive, entrate in vigore nel maggio 2014, dopo, dunque, l’inoltro del dossier agli uffici del DT. Il Dipartimento rimprovera pure al Comune di non aver quantificato il potenziale di posti di lavoro nella zona che Mendrisio ritiene utilizzabile per lo sviluppo economico.  
A Valera ci sono un prima e un dopo che non combaciano.