Le poche signore del Parlamento

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“Una rappresentanza equilibrata di donne e uomini in Parlamento è importante per la democrazia” si legge nell’opuscolo “Istruzioni di voto” pubblicato dal Dipartimento delle istituzioni ed inviato a tutti i cittadini nella busta ufficiale relativa alle Elezioni cantonali del 19 aprile.

 

Al tema è dedicata la terza pagina dell’opuscolo, intitolata “Donne in Parlamento, il vostro voto può cambiare le cose”.  
“Dal 1971, con l’entrata delle prime 10 donne in Gran Consiglio – si spiega –  non è mai stata superata la soglia del 15,5% di presenza femminile”, percentuale che equivale a 14 elette. Aumenterà questa quota con l’elezione 2015? Per saperlo bisognerà aspettare ovviamente fino all’inizio della prossima settimana. Ma una buona base per capire se l’auspicio del Dipartimento delle istituzioni (e dunque del Cantone) si tradurrà nella realtà dei fatti può essere rappresentata dalle liste elettorali dei vari partiti. Potrebbe insomma valere l’assioma secondo cui ci potrebbero essere più donne in Parlamento se gli elettori trovassero in queste settimane sulle liste un buon numero di candidate. Siamo andate a cercarle ed ecco il risultato, con qualche piccolo margine d’errore, dovuto al fatto di non poter risalire, dal nome, al sesso del/la candidato/a; ma si tratta in ogni caso di pochissimi nominativi. Scorrendo le liste dei partiti già rappresentati nel Gran consiglio si vede che le donne non in tutte le liste raggiungono quella che si potrebbe definire la “quota minima”, ovvero il numero di 14 deputate presenti nella legislatura che si sta chiudendo. Si tratta di partiti che “contano”; e che, insieme, occupano praticamente metà del Parlamento attuale: il PLR, che oggi dispone del maggior numero di deputati, 23, e della Lega dei ticinesi, che segue i liberali con 21 seggi. I due partiti presentano per la legislatura  2015 – 2019, ciascuno, una decina di candidature femminili. Ci potrebbero essere più possibilità, per l’universo delle donne, sulle altre liste; infatti la “quota”  menzionata poc’azi di 14 deputate su 90, è superata di parecchio. Il PPD presenta all’elettorato 26 signore, mentre sulla lista Verde più della metà dei candidati sono donne; i socialisti ne càndidano una trentina. Infine i due gruppi più piccoli: l’UDC, che si presenta con il nome La Destra, schiera 17 donne,  il Movimento per il socialismo ne presenta una rosa di 9 su una lista di 49 deputate.
Tirando le somme si conclude che sul totale delle candidature presentate dai partiti menzionati, 589, poco meno del 25%, 150, appartengono a nominativi femminili. Dovessero essere tutte elette, troveremmo un Parlamento con 1/4 di seggi riservati alle deputate.
Andrà davvero così? Oppure ci troveremo, più o meno,  ancora nella situazione odierna descritta, nell’opuscolo elettorale, come quella  “che ci relega  tra gli ultimi posti nella classifica delle donne elette nei Parlamenti cantonali”?