Aspettando il Fiore di pietra

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Giù, giù fino a 70 – 100 metri di profondità per garantire, con i sondaggi, che le rocce tengono e non ci saranno problemi per appoggiare il nuovo Ristorante Albergo sul Monte Generoso.

Quello vecchio è stato smontato pezzo per pezzo, con delicatezza e pazienza, per non correre rischi, perché le solette non erano certo state pensate per il peso dei trax;  iniziando dalle facciate, rivestite con Eternit, per fortuna povero d’amianto, tolto dagli operai in tuta e maschera, come prescrive la SUVA e consegnato poi a una ditta specializzata per lo smaltimento. A quei tempi veniva utilizzato in mezzo mondo, erano proprio gli anni in cui fu costruito l’hotel sulla Vetta. Materiale mortale per le migliaia di operai che lo fabbricarono in Italia, tutti quanti colpiti da mesotelioma, come ancora una volta hanno denunciato i famigliari di queste persone, a Casale Monferrato, pochi giorni fa. Asili, scuole, fabbriche, hotel…

Ma, a prescindere dall’Eternit e dalle brutture varie che decoravano l’albergo, quell’edificio aveva un pregio considerevole: le due parti che lo costituivano erano unite da una sorta di giunto antisimico, così che il cedimento di pochi centimetri che nel 2010 obbligò la Ferrovia Monte Generoso a chiudere anzitempo la stagione, interessò soltanto un pezzo del complesso alberghiero, dove c’era la terrazza e dove adesso arriva la teleferica. Senza giunto, l’altra parte, quella ora demolita, appoggiata alla roccia – sicura – sulla quale sorgerà il “Fiore”, avrebbe potuto essere danneggiata e il successivo  smontaggio sarebbe stato ben più complesso. Come già spiegato all’inizio della procedura, la parte del vecchio hotel rimasta in piedi e alleggerita dalla struttura  che ci stava sopra alloggerà le macchine che distribuiranno il freddo (frigoriferi, ecc.) la ventilazione e i depositi del nuovo Fiore di pietra di Mario Botta.
Una firma che, da sola, dovrebbe garantire alla Migros un buon numero di clientela se è vero che a Mogno, nella sperduta Valle Lavizzara, apposta per vedere la chiesetta di uno dei più famosi ticinesi nel mondo contemporaneo, salgono ogni anno alcune decine di migliaia di persone.
Ma non ci sarà da vedere soltanto l’hotel: si coglie infatti l’occasione per restituire tutti i mappali di proprietà Migros alla natura; un “repulisti” e un recupero di ambienti che meriteranno di essere visti, anche da chi avrà difficoltà di movimento, viste le misure previste per facilitare gli accessi, anche del telescopio.
Già adesso, in questi mesi di demolizione-preparazione, si lavora, a 1700 metri di quota, con un’attenzione ben visibile verso l’ambiente. Così, chiamarle macerie, quei resti, è quasi peccato: infatti il materiale viene selezionato e riciclato, portato al piano o triturato sul posto per farne materiale da riempimento.
Insomma, ce la mettono tutta, direzione lavori e impresa, per fare bene le cose. La teleferica al posto del trenino per i trasporti, per esempio, è stata voluta per risparmiare all’aria del Mendrisiotto 1 milione di litri di gasolio: tanta ce ne sarebbe voluta di nafta per far salire e scendere il locomotore; il quale, così sollecitato, avrebbe potuto ad un certo punto anche dare forfait, lasciando tutti nei guai. Il suo dovere comunque l’ha fatto, quando doveva: trax e macchinari vari hanno preso il trenino dalla Bellavista in avanti senza “toccare” nelle strettissime gallerie.
Un’attenzione verso l’ambiente che ad alcuni funzionari sembra sfuggire: difficile spiegare, altrimenti, a chi sta lavorando lassù non senza fatica per rispettare tempi e preventivi, che la teleferica, 2,5 km dalla Vetta a Muggio (Grotto Casarno) sarebbe già entrata in funzione un paio di mesi or sono se il Cantone non ne avesse frenato l’installazione. Lassù abita infatti una famiglia di gufo reale che rischia di sbattere contro la fune portante. Per questo, sopra, occorrerà tirare una fune più leggera, dalla Vetta fino a Nadigh e montarci sopra delle bandierine segnaletiche, costate più di 3 mila franchi. I rapaci ringraziano, ma sono convinti che un paio di telefonate e un sopralluogo, per garantire loro un futuro, sarebbero bastati. Si contava di montare l’impianto in ottobre, così da utilizzare novembre e dicembre per far scendere a Muggio il materiale. Invece…
Nonostante gli imprevisti, Mario Botta incoraggia tutti quanti; così la direzione lavori può garantire che i tempi saranno rispettati; e cioè che entro la fine del 2015 la costruzione grezza sarà ultimata; nel 2016 il trenino funzionerà fino alla Bellavista (il ristorante attuale sta per essere  pure ammodernato) e che verso la fine del 2016 il Fiore di pietra potrà essere dischiuso.  L’obiettivo, poi, è di tenere aperto in vetta anche in l’inverno, con una chiusura limitata a circa un mese per la manutenzione ordinaria di tutto il complesso.
Allo stesso tempo bisognerà metter meno al lungo  scavo, attraverso i bei prati secchi della Montagna, in cui passeranno l’elettricità delle AIL e la fognatura (verso Roncapiano). Per Breggia e Castel S. Pietro c’è l’occasione di usare il medesimo scavo per anticipare la condotta dell’acqua potabile nell’ambito del PCAI, in previsione di rinunciare all’acquedotto del Generoso, pieno di buchi, con conseguenti e costose riparazioni. Acqua preziosa. Per evitare sprechi le acque meteoriche verranno trattenute ed utilizzate negli sciacquoni dei bagni. Per far questo si riciclerà il capiente cilindro in cui finiva l’acqua depurata dell’impianto di depurazione, che per molti anni servì egregiamente alla bisogna (ne sono tuttora convinti i dirigenti della Ferrovia, confortati dalle verifiche condotte dal Governo cantonale dopo le preoccupazioni e le denunce fatte dai Verdi).