Sulle tragedie con i cani

0
1690

Abbaiano i cani di Paola e Rebecca; prima uno, poi l’altro. Sono stati condotti da pochi minuti sulle macerie del rustico di Bombinasco; appena lasciato libero, il primo comincia a cercare e si dirige sicuro verso un punto preciso; l’altro cane fa lo stesso, qualche istante più tardi. Sono da poco passate le 22. Ma bisogna aspettare, il rischio di essere portati via dalla frana è molto elevato. Ci sono tronchi d’albero che si muovono e il fango continua a scendere, a scendere. C’è anche il pericolo, segnalato dai pompieri con il sensore che si portano addosso, di morire senz’accorgersi, respirando il monossido di carbonio racchiuso là sotto, dove Monica, e la sua piccola Alice, avevano acceso il fuoco del camino. Bisogna dare aria, in qualche modo e far uscire il gas spostando un po’ di materiale. Per mettere in sicurezza mezzi e uomini che dovranno scavare ci vuole ancora del tempo.

Si è fatta ormai l’una quando Paola e Rebecca ricevono il permesso di lasciar liberi di nuovo i cani; che abbaiano, alla seconda passata, sul medesimo luogo, prima uno e poi l’altro, che conferma. Allora, con la delicatezza necessaria, la scavatrice comincia il suo lavoro. Qualcuno spera ancora di trovarle vive, sentendo i cani. Le trovano poco dopo le 4 e mezza. Ma per Monica e Alice non c’è più nulla da fare: il fango le ha soffocate appena la furia ha spazzato via la casa. I cani,  addestrati per sentire l’odore dei vivi, hanno abbaiato sentendo l’odore dei corpi, della vita che già se n’era andata da qualche ora.
E’ un periodo faticoso per Paola Poli. Abita a Mendrisio ed è l’unica ticinese ad avere il brevetto per condurre il cane da catastrofe, anche all’estero; Rebecca Monn, pure ticinese, presente insieme a lei sia a Bombinasco, sia a Davesco, abita oltre Gottardo. Un mix tra passione e desiderio di servire il prossimo in difficoltà, quello di Paola, che dura da 30 anni. Anche Fabio Giussani, presidente di Redog Ticino, che l’accompagna, ha alle spalle tre decenni di amore per i cani. Il suo ha un brevetto da superficie ma sta addestrandolo per diventare anche cane da macerie. Avrà così il doppio brevetto, come il cane di Paola. Ma gli addestramenti sono ben diversi: se quello da macerie abbaia sentendo l’odore di chi c’è sotto il materiale, il cane da superficie,  se reputa di aver trovato la persona dispersa o un oggetto che le appartiene – un sacco da montagna, una felpa… –  prende in bocca il “testimone” che ha appeso al collo (un piccolo pezzo di corda intrecciata), che per l’animale significa “l’ho trovato” e torna verso il conduttore; il quale, dopo avergli tolto il testimone, si lascia accompagnare dal cane verso il luogo del ritrovamento.

Feritasi a una zampa poco dopo l’arrivo sulle macerie della palazzina di Davesco (forse una lamiera, un pezzo di vetro…), Joy non ha potuto lavorare, “un cane ferito non è d’aiuto a nessuno”. Ma non importa: altre volte, per motivi diversi, Paola Poli ha dovuto rinunciare all’ultimo momento. A Oggio, lo stesso giorno, per esempio, per un allarme rientrato. A Davesco, dove ci sono stati due morti, spiega all’Informatore Fabio Giussani,  hanno lavorato due squadre Redog, composte ciascuna da tre conduttori di cani, da un tecnico con apparecchi specifici e da un capo, giunti dai cantoni della Svizzera Centrale. Tre inquilini ce l’hanno fatta da soli, la posizione del ferito è stata identificata a causa dei lamenti; provvidenziale una microcamera telescopica che ha visto il punto esatto dove si trovava l’uomo.L’allarme per gli interventi di Redog va rivolto alla Rega, 1414, l’ente abilitato, nell’intera Svizzera, a contattare le squadre per farle entrare in azione; ciò vale per tutti gli enti di soccorso.