Filanda: voto e… referendum

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La notizia era nell’aria e non ha tardato a concretizzarsi. Il gruppo Lega-UDC-Indipendenti che, lunedì, durante la seduta del Legislativo, ha avversato il progetto di ristrutturazione dello stabile Filanda, ha promosso ufficialmente ieri mattina una raccolta di firme contro la risoluzione consiliare. Il comitato avrà 45 giorni di tempo per raccogliere 1’500 firme a sostegno del referendum, contro l’investimento di 6’550’000 franchi per la realizzazione del centro culturale cittadino destinato a ospitare la biblioteca cantonale e gli archivi.

Sono una dozzina le persone (non tutte aderenti al movimento) che hanno garantito la loro disponibilità per mettere insieme un numero sufficiente di “autografi”. Il malumore è patente, soprattutto nei nuovi quartieri, secondo i promotori che non si dicono contrari tout court al concetto di centro culturale. Ciò che non convince, come già evidenziato nei rapporti commissionali e ribadito durante la riunione del Consiglio comunale, è la stima dei costi di gestione corrente, tenuto conto della delicata situazione finanziaria della città.  Tiziano Pasta ha puntato l’indice sulla decentralizzazione della Filanda rispetto all’utenza della  biblioteca e al rischio legato ai costi dei posteggi. “Manca un business plan” gli ha fatto eco il collega Mark Alliata, secondo il quale troppi dettagli sono stati trascurati.
Eppure il messaggio è stato approvato a larghissima maggioranza con 45 voti favorevoli e 6 contrari: oltre al gruppo Lega/UDC/Ind. si sono espressi negativamente il Verde indipendente Tiziano Fontana (per il quale negli anni ‘90 si perse l’occasione di inserire la biblioteca nella Villa Argentina) e la liberale-radicale Daniela Rezzonico.
Il progetto è giunto sui banchi del Legislativo dopo un travagliato iter. “Dobbiamo essere orgogliosi di discutere questo messaggio” ha detto il sindaco Carlo Croci, sottolineando una storia nobile, “che fa di Mendrisio una cittadina dedita alla cultura”. Il collega capodicastero Rolando Peternier ha affermato che non è stato un compito facile portare avanti questa proposta che, nondimeno, rientra nelle linee strategiche del Comune. L’accento è stato posto anche sulla valenza sociale e sul concetto di intergenerazionalità.
Non è mancato un accenno ai costi. La prima tappa della ristrutturazione costerà, come detto, 6’550’000 franchi: grazie ai contributi, il costo a carico del Comune sarà di soli 460’000 franchi.
Numerosi interventi hanno caratterizzato il dibattito. “È un affare” ha osservato il PPD Paolo Danielli, parlando di dimensione regionale del progetto; i colleghi di partito Fabrizio Poma, Alessandro Polo e Francesca Luisoni hanno rilevato l’importanza di riqualificare un luogo significativo del Borgo e di sposare un’idea innovativa. Per il liberale-radicale Gabriele Ponti, nonostante il messaggio non sia perfetto, non va affossato; in relazione ai costi della biblioteca, ha esortato il Municipio a riallacciare le trattative con il Cantone (se necessario battendo i pugni sul tavolo per ottenere i finanziamenti) e con i Comuni vicini; il collega Ricardo Jorge Pereira Mestre ha rammentato che accanto agli spazi, dobbiamo ristrutturare la nostra civiltà. Maurizio Sala, confermando il sostegno personale all’operazione, ha stigmatizzato il fatto che è stata infranta la riservatezza delle discussioni in seno alle commissioni.
Alle voci critiche ha risposto Grazia Bianchi (relatrice del rapporto di maggioranza della Gestione), smontando a una a una le censure legate a ubicazione, utenza, posteggi, traffico, costi: il progetto Filanda è “una sintesi interessante di offerta culturale e animazione dal basso”. Secondo la collega di Insieme a Sinsitra Françoise Gehring la cultura non è negazione di economicità. Per i Verdi ha preso la parola Andrea Stephani che non ha taciuto la delusione circa la lacunosità del messaggio “raffazzonato e imbarazzante”; tuttavia la Filanda “è un’opportunità per ridare centralità al nucleo”.  Mancano i contenuti – ha concluso – ma non le proposte.