Il documento falso del prete

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Bruzella, giugno 2006 chiesa parrocchiale (FOTO FIORENZO MAFFI - Immagine digitale)

(red.) Si era fatto già volere bene, don Clement Selvorius, stava volentieri con i ragazzi e non gli dispiaceva neppure celebrare qualche messa in più, secondo il desiderio di diversi parrocchiani.

 

E la notizia della sua forzata partenza per l’India, suo paese d’origine, questa settimana, ha rattristato tutti, i fedeli della Val di Muggio e gli altri preti del Mendrisiotto, iniziando dal vicario foraneo don Gian Pietro Ministrini. Anche perché la valle aveva appena dovuto accomiatarsi da un altro sacerdote che apprezzava, don Leszek Chmielinski, colpito da una grave malattia degenerativa e costretto a trasferirsi nella casa-pensionato di Sonvico. Don Clement, appunto, aveva preso il suo posto. Dottorando alla Facoltà di Teologia di Lugano, aveva vissuto per qualche tempo nella casa parrocchiale di Balerna che dà ospitalità, a turno, a un prete in formazione: piccolo contributo di solidarietà verso i paesi del sud del mondo. Il prete indiano, classe 1966 era partito dal suo paese molti anni fa: un po’ missionario, un po’ studente, amava stare in Europa e non aveva nessuna intenzione, almeno per il momento, di ripartire. Per questa ragione, quando il vescovo Valerio – visto che già conosceva la realtà vallerana, avendo dato una mano agli altri sacerdoti lo scorso anno – gli ha chiesto di assumere la funzione di parroco, don Clement non ha avuto dubbi. E a produrre in Curia un documento in cui il vescovo della diocesi indiana cui apparteneva lo autorizzava a rimanere qui da noi. Ma la diocesi di Kannur ha avuto qualche sospetto e ha chiesto a Lugano di verificare quel documento: che era falso. Infatti il suo vescovo indiano l’aveva espressamente richiamato in patria, al termine degli studi. Ma don Clement, pur di rimanere da noi, ha fatto…carte false. Il ministero sarà garantito ora da don Marco Notari e don Raphael Kwasi, che già collaboravano con l’ormai ex parroco della Val di Muggio.