Dopo il mio ictus

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Il verde-primavera irrompe nei suoi dipinti e nei suoi disegni appesi alla parete. Come una forte voglia di vivere e di rinascere, nonostante tutto. “È questo che desidero: trasmettere a tutti l’idea che quando la vita sembra tagliarti le gambe, non è tutto sbagliato, puoi sempre sperare in qualcosa d’altro. Puoi sempre fare qualcosa di diverso e soprattutto devi farti coraggio e avere pazienza”. Sorride, elegante, Angela Genovese Sestito. Lei il buio l’ha provato 13 anni fa, quando un ictus cerebrale l’ha colpita improvvisamente nel suo appartamento a Mendrisio. La stessa abitazione dove oggi la incontriamo per farci raccontare come abbia fatto a ri-ingranare la marcia tanto da confezionare ricami e dipinti che da lunedì 13 ottobre esporrà in un locale al primo piano del suo palazzo di via Borromini 15 (cfr. scheda a destra). La mostra è aperta a tutti.Che cosa ricorda di quel giorno?

Per fortuna c’era con me un amico che mi ha soccorso! A quel tempo io lavoravo in una fabbrica che produceva pezzi per la sfera sanitaria e anche altri settori. Un giorno, dovevo andare in Comune per sbrigare una pratica, e gli orari non coincidevano con quelli lavorativi. Così chiesi un giorno di libero e mi assentai. Avevamo appena finito di pranzare e io stavo risistemando la tavola. Vede, proprio là. A un tratto ricordo che mi sentivo cadere. Il mio amico è venuto verso di me per sorreggermi. Poi non ricordo più nulla. Avevo 57 anni.Come si è risvegliata?
Ferma, con sonde e flebo e senza riuscire a parlare. Mi avevano ricoverata all’OBV dove sono stata in cura per 20 giorni. Poi mi hanno trasferita alla Clinica Hildebrand di Brissago, un centro di riabilitazione, dove lentamente ho ripreso mobilità e linguaggio. Un cammino lungo durante il quale sono stata seguita da fisioterapisti e logopedisti.E infatti riesce ad esprimersi bene. Non tutti gli eventi cerebrali permettono una buona riabilitazione. A lei che danni ha lasciato l’ictus?
Mi ha colpito su tutta la parte destra dove anche ad oggi posso dire di avere solo un 30% della sensibilità. Se mi tocco la guancia, sento poco. Ho perso l’uso del braccio mentre riesco a muovere la gamba destra per camminare. Dopo sette mesi sono tornata a casa, ero su una sedia a rotelle. Trascorso un mese, ho detto a mio figlio: “mandala via questa sedia!”Ha reagito subito. Questo “incidente” le ha cambiato il carattere?
Mi sono capita come ero prima. La mia vita a crescere 4 figli e faticare molto con il lavoro in azienda di giorno e i pezzi da assemblare a casa la sera, fino a mezzanotte. Poi i figli sono cresciuti e mi sento fiera di quello che ho fatto: loro sono la cosa più bella che ho al mondo! Dopo l’ictus ho capito che non avrei più potuto fare la mia vita di prima. Sono venute altre cose da fare.In cosa si è immersa?
Ho iniziato a trascorrere le giornate facendo ricami, dipinti, creazioni. Tutto con la mano sinistra. So che ad alcuni possono sembrare semplici, ma io tengo moltissimo a questi lavori anche perché mi hanno fatto ritrovare il mio vissuto, quello dell’infanzia trascorsa nel mio paese d’origine, la campagna in Calabria con la famiglia, nei prati, a raccogliere olive e giocare con i fratelli.Il verde domina nei suoi dipinti.
Sì, ma in Calabria l’estate brucia l’erba. I colori allora tendono al giallo. Quella che invece ho voluto dipingere è piuttosto la primavera. Le strade che percorrevamo, i fienili, la mamma…Insomma, come una rinascita?
Sì e oggi vorrei dire a chi si trova in situazioni del genere di avere pazienza, coraggio. Di non pensare che non si può fare niente. Qualcosa si può fare! Io di giorno faccio i miei lavori e quando arriva la sera preparo da mangiare. Mi ci metto presto. Invece di impiegarci un’ora ne servono due ma poi gusto i piatti. E faccio anche la confittura!Che cosa sono per lei i limiti?
I limiti mi sono venuti. Io non volevo prendere questo male ma è successo e devo accettarlo. Prima io non ero mai stata malata e anche adesso non posso definirmi malata. Quelle che porto sono le conseguenze dell’ictus. Ma non credo sia Dio che l’ha voluto, come dicono molti.La fede l’aiuta?
Molto. Tutta la mia vita non è stata semplice. Abbiamo lasciato la Calabria per partire come emigrati per la Germania. Avevo 20 anni. Siamo rimasti solo un anno in Germania, poi mi sono trasferita in Ticino dove ho sempre lavorato molto. Per 47 anni filati.Ora però guardiamo avanti. La sua mostra a chi vuol essere d’aiuto?
Le offerte che raccoglierò durante la settimana della mostra verranno devolute a bambini bisognosi. I miei lavori non saranno in vendita. Sono troppo legata a loro! Se la gente vorrà fare un’offerta, come detto la devolverò per l’infanzia. E avrò molto piacere se qualcuno verrà a vedere la mia esposizione. Potrebbe essere un incoraggiamento a non darsi per vinti.