Un “noir” a casa Giardino

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Chiasso, 13 aprile 2006 - Sabile Casa Anziani Casa Giardino di Chiasso (FOTO FIORENZO MAFFI - Immagine digitale)

Nel tardo autunno saranno pubblicate, nelle Edizioni Ulivo di Balerna, le nuove avventure del colonnello Butler, intitolate “La sedia a rotelle”.  La trama ruota attorno a un episodio noir ambientato presso la Casa Giardino di Chiasso.

Se fossero ambientati nel nebbioso paesaggio inglese anziché sulle rive del Ceresio, i gialli di Ivan Duchini potrebbero quasi entrare a pieno diritto nella categoria del “mistery” britannico. Molte sono infatti le caratteristiche che accomunano le opere dello scrittore di Chiasso con questo popolarissimo genere poliziesco. Prima fra tutte l’assenza di scene violente, di descrizioni raccapriccianti o perverse.
Nei libri di Duchini i delitti si presentano in modo “pulito”, come sfide, come rompicapo che l’anziano colonnello Butler, originale detective della domenica, è chiamato a risolvere per compiacere il sergente Gaudenzi, solerte ma non molto acuto funzionario della polizia cantonale.
Il compito si rivela tanto più difficile, in quanto l’ufficiale a riposo è affetto da un alzheimer intermittente che la sua infermiera personale, la signora Walberg,  combatte con una misteriosa ma efficacissima medicina.
Le ambientazioni sono quelle care a tanti autori britannici, prima fra tutti Agatha Christie: un’accogliente pensioncina, un tranquillo villaggio. In questi luoghi familiari e solo apparentemente rassicuranti, vivono e si muovono personaggi tratteggiati con benevola ironia: un elegante medico milanese a caccia di conquiste femminili, due ingorde zitelle segretamente dedite a pratiche woodoo, una coppia di amanti clandestini, un barbiere ciarliero, un parroco curioso, un ferroviere poeta, un fotografo ossessionato dalla riproduzione di quadri famosi e naturalmente il colonnello Butler e la fida Walberg, sempre pronta ad accorrere con il provvidenziale flaconcino di pastiglie.
Ma non tutto è rigorosamente “british” nei libri di Duchini: il sesso ad esempio è trattato in modo piuttosto esplicito e maliziosamente scanzonato, in modo latino insomma, e non con la rigida “pruderie” vittoriana che caratterizza solitamente i classici del “mistery”. Inoltre nella parte conclusiva de “La barbieria del signor Ugo Monza”, scritto a quattro mani con Silvana Chiesa Borioli, vediamo i personaggi dialogare addirittura con gli autori per fornire loro l’ultima chiave dell’enigma mentre il colonnello Butler si concede un meritato pisolino…
Aggiungiamo per concludere che naturalmente l’assassino non è mai il sospetto più ovvio e che il lettore resta con il fiato sospeso fino all’ultima riga e questa è una caratteristica del giallo di qualità, indipendentemente dal fatto che sia britannico o ticinese.

Florinda Balli