Il progresso in cartoline rare

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• (p.z.) “Dal retro di una cartolina succedono molte cose a volte”. Può essere l’inizio di una ricerca, di un sopralluogo, di un contatto. Negli occhi di Danilo Marzoli brillano curiosità e piacere per l’avventura.

Lo incontriamo nel suo ufficio di responsabile UBS per il Mendrisiotto (clientela privata), a Palazzo Mercurio a Chiasso. Ha messo a disposizione la sua collezione privata di cartoline postali di fine Ottocento e inizio Novecento del Mendrisiotto e del Ticino per realizzare una mostra itinerante che sta facendo tappa nelle filiali UBS del Cantone (cfr. scheda per le date nella regione). Sono dunque immagini rarissime che ci fanno viaggiare nel passato di casa nostra. Un’altra galleria di immagini nella prossima edizione de l’Informatore.

“Il collezionismo è bello se c’è fruibilità, se si può condividerlo con le persone” ci dice Danilo Marzoli (nella foto sotto), parlandoci dell’iniziativa che sta riscuotendo successo. Classe ‘67, Marzoli è in forza all’UBS dal 1986. Dopo diversi anni vissuti a Balerna e poi a Svitto per gli studi, ora vive a Mendrisio dove è pure nato. “Le cartoline di quel periodo possono servire da spunto di riflessione.”

Cosa ci suggerisce il tema della mostra?
L’argomento è quello della mobilità. Nelle cartoline di inizio secolo, cavalli e carrozze, e poi tram e auto, si susseguono in immagini che enfatizzano la mobilità come opportunità di sviluppo ed evoluzione. La mobilità a quel tempo era ben lungi dall’essere il problema spinoso che è attualmente. La si mostrava con orgoglio quale prerogativa della modernità. Ferrovie, tram, funicolari, l’apertura del Gottardo e le stazioni. Era la carta da visita di un territorio agricolo che poteva proporsi con degli atouts tecnologici importanti. Oggi litighiamo con gli ingorghi ma se non ci fosse stato l’avvento della mobilità, non avremmo conosciuto lo sviluppo che c’è stato.

Lei ha le immagini antiche dei primi mezzi di trasporto negli occhi e vive il presente. Come si immagina il futuro?
A Lugano si torna a parlare del tram come a inizio Novecento, l’allacciamento di Alp Transit a sud fa discutere continuamente così come la ferrovia Stabio-Arcisate. L’impressione che ricavo dal mio percorso fra cartoline da collezione è che in quel periodo c’era più volontà collettiva di portare avanti lo sviluppo del paese. Con minori mezzi, si costruiva con maggior efficacia. Ed era anche il periodo in cui venivano concepiti progetti incredibili anche nel Mendrisiotto. Vigeva una sorta di frenesia del fare. Ad esempio, si realizzavano alberghi in località strane come quello internazionale costruito sotto il Bisbino! Oggi tutto è un problema.

Forse perché, parallelamente allo sviluppo, è maturata la consapevolezza che non tutto quello che viene realizzato porta qualità di vita…
Sì, e poi si pensa a preservare il territorio.

Già, il territorio. Quando sente questo termine, che associazioni le scattano?
Il territorio da sempre mi incuriosisce. Da ragazzo, le prime volte che inforcavo il motorino, andavo a curiosare attorno alla ferrovia del malocchio (come la chiamavano già allora) da Stabio per l’Italia. Vedevo i ruderi alla stazione di Ligornetto. Parcheggiavo il motorino e uscivo dal confine a vedere i vecchi binari. Per non parlare del mio attaccamento ombelicale al Monte Generoso. Non mi stanca mai. E mi piace salire da Rovio, dai sentieri impegnativi. Scoprire le trame meno conosciute della montagna. Ed anche nei momenti difficili della vita, mi accorgo che ritrovo la tranquillità percorrendo il canalone o altre vie…

… selvagge. Ma come è il carattere di un collezionista? Come è il suo carattere?
Sono abbastanza “eremita”. Non cerco grande movimento. Mi piace la tranquillità.

La mostra è una selezione delle sue cartoline – una cinquantina di album – ma lei preferisce non parlare di quantità.
Saranno in totale 5/7 o 8mila pezzi… non lo so. Non mi interessa il quanto! La cartolina nasce attorno al 1870 in diverse forme nel mondo. Raggiunge il suo massimo splendore ad inizio Novecento.

Come è nata la sua passione per le cartoline di questo periodo?
Da piccolo mi aveva molto affascinato un regalo che avevo ricevuto. Una specie di vecchio album di famiglia. Lo sfogliavo e lo risfogliavo. Poi, nel 2002, visitando una mostra-mercato delle pulci a Lugano, ho visto delle cartoline ed ho cercato il Generoso.

Quali sono i canali per la ricerca delle cartoline che le interessano?
Oggi il canale migliore è senz’altro la rete Internet ma ho iniziato nei mercatini e nelle mostre, con alcune tappe anche ai mercati più ampi di Zurigo e Basilea. Ogni collezionista sviluppa i suoi interessi. Io mi sono creato confini di tempo e di luogo ma altri collezionano cartoline di ogni periodo e ogni dove.

Lei cerca cartoline che raffigurano il Mendrisiotto, il Generoso, il Ticino e la fascia di confine. Cosa significa collezionare?
Scavi e metti assieme piano piano i vari pezzi finché ti costruisci un quadro della vita di quel tempo e quella regione.

Cosa l’ha colpita del quadro che si è fatto?
Forse il fatto che molte cartoline erano quelle inviate agli emigranti. Anni dopo facevano ritorno nelle valigie. Così come sulle cartoline appaiono spesso le insegne delle agenzie che organizzavano viaggi in ogni angolo del mondo per emigrare. E poi la rappresentazione estrema delle persone sulle cartoline: o appaiono vestiti benissimo in posa oppure si mostrano nella loro povertà… bambini a piedi nudi, carretti per strada e altro.

Perché ha scelto proprio quel periodo?
Mi piace la rappresentazione grafica della cartolina di quell’epoca, ma apprezzo anche l’impressione che ne ricevo: una vita più dura ma più genuina. Pur nelle difficoltà, le persone si relazionavano di più. Si trovavano al grotto, in piazza, sui campi, alla stazione, in dogana. Era un altro tipo di società.

Allora quali foto scegliamo per l’Informatore?
“Questa è una bomba” ci dice scorrendo le cartoline dentro il PC della banca. E ci spiega perché: “Non la si vede da nessuna parte e mostra…”. Ci accorgiamo che la sua passione è veramente contagiosa. I dettagli delle immagini sono messaggi per direttissima dal passato.