Ma loro cosa cercano?

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• (red.) È un momento “delicato”, dicono in Comune, per il Centro giovani che si rivolge a ragazzi dai 15 ai 18 anni. Vanno bene alcune attività, altre meno, nell’ex deposito dell’ortofrutta, rigorosamente analcolico; ma, in generale, i ragazzi che lo frequentano non sono molti. Una folla, invece qualche cento metri più in là, per la prima edizione del Beer-pong; è un gioco da bar con piccole squadre che si sfidano attorno ad un tavolo a suon di palline spedite nei bicchieri degli avversari, centrati i quali si beve la birra. Uno dei tavoli è destinato ai minori, con birra analcolica. Musica a buoni volumi (solo fino alle 22), qualche luce in più, fiaccole; e un sacco di gente, tanto che la sfida sarà ripetuta. “Cosa vuole, qui intorno per loro non c’è proprio niente…”, dice la barista. E il Centro del Comune? “Non cercano quello, i ragazzi. Vogliono divertirsi il venerdì e il sabato, sentire la musica. E poi, è chiaro, noi facciamo il nostro mestiere; servire da bere”. Anche ai minorenni? “Assolutamente no, chiediamo il documento”. Qualche ubriaco, venerdì scorso, finito il torneo? “No, anche perché il bicchiere è quello piccolo, di plastica, ci sta al massimo un decilitro”.
Pur occupandosi di utenze diverse, una struttura pubblica con finalità educative-ricreative e un comune bar di città possono anche essere complementari. Ma possono anche caderti le braccia: metti lì molte risorse, ti impegni offrendo un’alternativa ai giochi da bere e i ragazzi non vengono.
Il dibattito è lanciato.