Collezione di fragile bellezza

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• “La fragile bellezza” di ceramica d’arte prodotta da designer, artisti e manifatture italiane tra gli ultimi anni dell’Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento approda alla Pinacoteca Züst di Rancate. Sono opere che provengono da un’importante collezione privata. La mostra inizia il 6 aprile e termina il 17 agosto.

Quello annunciato in queste ore dalla Pinacoteca Züst è dunque un viaggio del tutto nuovo e originale attraverso il Novecento, dalle sinuose forme art nouveau proposte da Galileo Chini e dalla manifattura della Società Ceramica Italiana di Laveno alle invenzioni informali di Antonia Campi, Fausto Melotti e Lucio Fontana. Elemento unificante fra le diverse opzioni stilistiche e le differenti strade del gusto che queste ceramiche esibiscono è la ricerca di una linea moderna del design italiano che, come una forza inarrestabile, attraversa le arti decorative della Penisola fra gli esordi degli anni Venti e i primissimi anni Cinquanta. La storia è lunga e complessa ma si può affermare che la definizione moderna, e il concetto stesso, di arti decorative nasca agli inizi del Novecento. La tendenza è quella di svincolare l’oggetto decorativo dall’ambito artigianale, e squisitamente tecnico-materiale, per renderlo pura creazione artistica. Per questa ragione in mostra vengono presentati sia pezzi unici, vere e proprie sculture e invenzioni decorative di una tale raffinatezza da configurarsi come capolavori dell’arte italiana del Novecento, sia pezzi seriali, ossia oggetti domestici e ornamentali prodotti industrialmente, ma sulla base di un progetto artistico ben riconoscibile, adatti ad una larga diffusione di mercato. Si cerca cioè di realizzare  un’arte per tutti: oggetti che divengano modello dell’abitare moderno e dunque riferimenti per il gusto comune. Il tema della mostra è appunto questo: ricostruire i percorsi della modernità attraverso le ceramiche italiane. Le opere esposte aiutano a capire come la ceramica sia una vera e propria “cartina di tornasole” che  consente di leggere l’arte italiana del Novecento. Dopo una partenza con le creazioni liberty, si approda al trionfo del déco. A partire dal 1928 entra nel mercato della ceramica d’artista anche il marchio Lenci con una serie di ceramiche ornamentali ideate da pittori e cultori torinesi. Viene toccato anche il periodo futurista quando la ceramica trova un eccezionale polo produttivo presso le manifatture di Albisola. La scultura in ceramica, pensata inizialmente come puro elemento di arredo, si affranca in seguito sempre di più dallo status di soprammobile per raggiungere, dagli anni Trenta, un’autonomia plastica e creativa significativa. Il secondo conflitto mondiale, con tutta la consapevolezza della tragedia dell’Olocausto e degli effetti delle bombe atomiche sul Giappone, modifica radicalmente la sensibilità degli artisti sia in Europa sia negli Stati Uniti. Alla figurazione di stile novecentesca, troppo compromessa con i regimi totalitari usciti sconfitti dalla guerra, si sostituisce il nuovo linguaggio dell’informale. La materia sembra prendere il sopravvento sulla forma, il segno, deciso e tagliente, sulla morbidezza del disegno.
La mostra e il catalogo sono curati da Valerio Terraroli e Stefania Cretella. Il coordinamento scientifico e organizzativo è di  Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla.

72 22 Francesco Nonni Andalusa