Dietro le facciate dell’ex Jelmoli

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Un'immagine scattata in questi giorni.

(red.) Cresce l’attesa, intorno a Piazza del Ponte, per vedere all’opera le ruspe che entro la fine dell’anno in corso dovrebbero atterrare l’ex Palazzo Jelmoli per lasciar posto ad una nuova piazza, secondo la licenza edilizia già rilasciata e rinnovata. In queste settimane (cfr. l’Informatore di venerdì scorso), dopo lo svuotamento, si sta pianificando la bonifica dei materiali contenenti fibre d’amianto; terminato anche quel lavoro, al palazzo resterà poco da vivere e saranno in molti a rallegrarsi per la cancellazione di quella bruttezza.

Gli anni d’oro
La memoria di molti cittadini, non solo di Mendrisio, va in questi giorni agli anni d’oro di quel palazzo, in particolare alla parte a tutti accessibile, quella più bassa e al primo piano, dove c’era il negozio Jelmoli. Erano gli unici spazi accessibili al pubblico; al secondo e al terzo livello c’erano uno studio d’architettura e alcuni appartamenti.
Finita quell’epoca, il palazzo venne acquistato nel 2004 dalla Fondazione Museo d’architettura non con l’intenzione di demolirlo bensì di trasformarlo, appunto, in museo. Ma non se ne fece nulla e la struttura è sorta nel frattempo altrove, nel campus dell’Accademia d’architettura.

Il comitato interpartitico
Nel novembre 2007 si costituì un comitato interpartitico, coordinato da Ada Binaghi, intitolato “Per una piazza del ponte vivibile al servizio della Comunità”; un luogo centrale che sarebbe rinato chiedendo al Comune di comperare l’edificio, giudicato dai promotori “in condizioni piuttosto precarie” e di demolirlo. 3’212 le firme raccolte e consegnate al Municipio.

Un giudizio estetico
Nessuno, da quanto risulta, quando furono raccolte le firme per demolire il palazzo, ma neppure negli anni successivi, manifestò qualche idea diversa, sostenendo, per esempio che la bruttezza esterna, sulla quale tutti concordano, potrebbe anche non coincidere con il giudizio che si potrebbe dare al contenuto del palazzo. La raccolta di firme, insomma, non incontrò ostacoli di sorta, proprio perché impostata sulla “condanna” estetica di un edificio le cui facciate stridono con quelle vicine; senza il quale Piazza del Ponte sarebbe – sostenne il comitato – una vera piazza.
Giudizio che, peraltro, fece proprio anche il collegio d’esperti che qualche anno più tardi, il 5 maggio 2010, in vista delle modifiche di PR, raccomandò di demolire il palazzo e di sostituirlo “con una costruzione a forte valenza pubblica”.
Alla vigilia del voto
Fu soltanto durante l’autunno caldo del 2016 – quando si tenne la votazione sul referendum lanciato da un nuovo comitato interpartitico – che alcune persone manifestarono un’opinione diversa. Come si ricorderà, il 25 settembre 2016 i cittadini affossarono la variante di Piano regolatore approvata dal Consiglio comunale; variante che, pur prevedendo la demolizione del palazzo chiesta a gran voce nel 2007, vincolava a PR la possibilità, in futuro, di costruire un nuovo palazzo – più alto – al posto di quello ora in attesa di demolizione. Alla vigilia del voto alcuni cittadini, su questo settimanale, presentarono un’alternativa: tenere in piedi il palazzo, “la cui struttura portante è ancora in buono stato”; al pian terreno ricavare una piazza, coperta dalla soletta che sostiene l’intero immobile mediante grosse colonne, collegata all’attuale piazza-posteggio; destinare il primo piano a professionisti (studi medici, ecc.); il secondo e il terzo ad appartamenti protetti per anziani, di cui il Comune è privo; modificare le facciate, migliorandole e adeguandole al contesto presente nel centro storico.
Ma era troppo tardi. I dadi, come si dice, erano ormai tratti e il destino del palazzo fu riconfermato proprio dall’esito di quella votazione: con 2’853 no e 2211 sì i cittadini bocciarono la variante, vietando di fatto altre costruzioni al posto dell’edificio, una volta demolito.

Dietro le facciate
Alla vigilia di un altro importante appuntamento, la demolizione del palazzo, abbiamo avuto la possibilità di visitarlo approfittando dei lavori di sgombero. Spazi che pochi hanno avuto l’occasione di frequentare o perlomeno di vedere, essendo stato l’immobile, per decenni, un bene privato.
Le facciate celano diverse architetture interessanti, non comuni, anche se impolverate dall’abbandono. Per certi versi coloro che progettarono il palazzo ripresero alcuni aspetti delle vecchie corti, come il patio e i ballatoi. Visitando quelli che furono gli appartamenti si scoprono spazi generosi, modulabili, in posizione centrale, che si guardano fra loro e che guardano sulle strade e sulle colline del borgo, sulla stessa Piazza del Ponte; ci sono un montacarichi ed un ascensore; gli accessi sono indipendenti; al seminterrato c’è una grande superficie adibita a depositi. La struttura, a parte qualche infiltrazione d’umidità dovuta alla mancata manutenzione – l’edificio è comunque stato custodito con cura dal Comune – appare solida e sana; certamente bisognosa d’interventi se si dovesse porvi mano per ridarle nuova vita.
Ma non sarà necessario, a quanto pare.