Parco delle Gole: il bosco sarà curato

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A cura del Dipartimento del territorio del Canton Ticino

Negli scorsi giorni, il Consiglio di Stato ha approvato il progetto integrale definitivo “Interventi selvicolturali e di lotta alle neofite nel bosco di protezione del Parco delle Gole della Breggia” lungo la sponda destra del fiume Breggia nel Comune di Castel San Pietro. Il relativo preventivo totale ammonta a 508’700 franchi. Il piano prevede in particolare la gestione del bosco di protezione e la lotta agli organismi nocivi, quali il poligono del Giappone, l’ailanto e il loto. La decisione governativa fa seguito all’istanza presentata dalla Fondazione Parco delle Gole della Breggia del 6 febbraio scorso con la quale si chiedeva un sussidio cantonale e federale. Lo scopo del progetto è di gestire la superficie forestale situata all’interno del perimetro del Parco delle Gole della Breggia, per garantire la funzione protettiva del bosco secondo gli indirizzi di gestione e gli interventi dal Piano di gestione forestale per il Parco.

 

Il Piano di gestione forestale
Il 27 gennaio 2016 il Consiglio di Stato ha approvato il Piano di gestione forestale per il Parco delle Gole della Breggia, definendo in questo modo la gestione futura del bosco presente all’interno del Parco. Il piano di Gestione esplicita, infatti, gli obiettivi e i relativi interventi selvicolturali per il periodo 2014-2023. Nel corso del 2016 il Parco delle Gole della Breggia ha incaricato lo studio d’ingegneria forestale Fürst & Associati SA di approfondire gli interventi previsti.

Il bosco del Parco delle Gole della Breggia
Il bosco presente in questo comparto adempie molteplici servizi e assicura importanti funzioni d’interesse pubblico. Una sua gestione attiva permette di garantire a lungo termine i diversi bisogni del cittadino, di tipo economico, sociale ed ecologico. Grazie agli interventi in programma sarà possibile assicurare la funzione protettiva del bosco per quel che riguarda il pericolo di franamenti e alluvionamento. Allo stesso tempo si valorizzano le peculiarità ecologiche dei popolamenti forestali e di lotta contro l’espansione di specie neofite indesiderate. Infine si promuove anche la funzione di svago del bosco garantendo una fruizione sicura delle infrastrutture ricreative.

Roland David: “Un esempio concreto delle sfide che saremo chiamati ad affrontare”
“Questo progetto rappresenta un esempio concreto delle sfide che saremo chiamati ad affrontare nel corso dei prossimi anni e decenni”, afferma il capo della Sezione forestale cantonale, Roland David, sottolineando come il piano riguardi “la cura del bosco di protezione nel contesto attuale dei mutamenti climatici, che fra le altre cose porterà con sé anche il tema della gestione delle specie neofite in generale e di quelle invasive in particolare. Sempre più spesso, infatti, accanto alla problematica della modifica della composizione arborea ed arbustiva dei nostri boschi a seguito dei mutamenti climatici, saremo chiamati a gestire la presenza delle specie neofite invasive, che di fatto inibiscono la rinnovazione del bosco mediante le specie indigene. Una sfida complessa che necessita di nuove conoscenze, visioni e strategie, e che per questo si presenta come professionalmente molto stimolante”, precisa David.

Gestione del bosco
e delle neofite
Alla gestione del bosco di protezione saranno destinati 309’200 franchi. Tra gli interventi in programma figurano i cosiddetti diradi mirati. Tutte le opere permetteranno di garantire a medio–lungo termine la fruizione protettiva del bosco. 199’500 franchi verranno invece impiegati per intervenire attivamente contro la propagazione delle neofite che inibiscono la rinnovazione di specie indigene, come il Poligono del Giappone, l’ailanto e il loto. Ma come si interverrà? Per il Poligono del Giappone, l’intervento si concentrerà soprattutto sulla Valle di Bicc e sarà suddiviso in tre fasi: l’intera superficie interessata sarà dapprima ripulita dagli arbusti, successivamente verranno messi a dimora nuovi alberi e, infine, si prevede la cura della superficie piantumata. Un’operazione, questa, che sarà eseguita per tutta la durata del progetto (2022), al termine del quale si valuterà se e in che modo proseguire con la gestione. Per quanto riguarda l’ailanto, oltre all’abbattimento e lo smaltimento di eventuali alberi “madre”, si prevede una gestione delle superfici note all’interno del comprensorio. Il loto, infine, utilizzato unicamente come portainnesti per i cachi, non è una pianta autoctona e nel Parco risulta evidente come si stia inselvatichendo. Per questo motivo nel periodo del progetto la sua presenza ed espansione nelle superfici diradate sarà monitorata.

Lo stato attuale del bosco
La maggior parte (56%) della superficie forestale è rappresentata dal bosco misto di latifoglie tipico della fascia collinare. Un ulteriore 23%, localizzato soprattutto sui pendii scoscesi, è costituito da ostrieto – ovvero bosco dominato da Ostrya carpinifolia, tipico dei suoli ricchi carbonati – mentre il castagneto occupa un’area pari all’8,5% della superficie boscata. La parte restante è formata da boschi pionieri, boschi golenali, e piantagioni. Il bosco interessato dagli interventi è per il 20% di proprietà pubblica (il proprietario più grande è la Fondazione Parco Gole della Breggia), mentre il resto è privato.