I primi Trasparenti realizzati da donne

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Anna Bianchi e Simonetta Martini sembrano meravigliarsi alla domanda di come si siano sentite in veste di prime donne a dipingere un trasparente. Tutte e due affermano di non aver affatto pensato a questo aspetto. D’altra parte tutto evolve e se 230 anni fa, quando il Bagutti realizzò le prime tele, il mondo dell’arte era praticamente appannaggio degli uomini, molte sono le donne oggi che lavorano in quest’ambito.

Pensandoci bene, Simonetta spiega di essere felice di aver potuto portare un approccio femminile in questo patrimonio. E Anna rincara dicendosi convinta che queste loro opere possano in qualche modo contribuire a smitizzare un’idea desueta, ma non ancora completamente sradicata, secondo cui la donna sia meno dotata dell’uomo in campo artistico.
Ad ogni buon conto le due pittrici, quando interpellate, si sono dette entusiaste di poter affrontare questa sfida, ma anche piuttosto “intimorite” dalle grandissime dimensioni delle tele. Dall’insolita tecnica di pittura, che richiede pure grande attenzione visto che non permette correzioni e molto dura nell’esecuzione per poter garantire la necessaria “trasparenza”. Così, annotano all’unisono, ci siamo viste poco ma, specialmente all’inizio di questo percorso, ci siamo sentite molto! Ci siamo consultate, ci siamo sostenute, ci siamo rassicurate vicendevolmente, pur lavorando ciascuna in maniera totalmente autonoma secondo le proprie caratteristiche.
Per quanto concerne i temi raffigurati sulle due facciate, Simonetta ha interpretato l’ingresso del Cristo in Gerusalemme, in forma quasi narrativa, lasciandosi trasportare dal formato molto lungo della tela e ispirandosi alla pittura e ai paesaggi del Duecento. Una trasposizione molto simbolica a questo particolare evento, vissuta in dimensione femminile, che trascende l’atmosfera giubilare di quella giornata e anticipa piuttosto l’avviarsi solitario di Gesù verso il sepolcro. Il tutto commisurato allo scopo dei traparenti, cornice decorativa alle Processioni della Settimana santa e, al contempo, opere d’arte popolare in grado di trasmettere un messaggio a chi le ammira.
Il tema affrontato da Anna è quello della Risurrezione, che anche lei interpreta in maniera molto personale, con una connotazione legata all’umanità. Divide perciò questa tela molto lunga in quattro segmenti. Nel primo sviluppa l’argomento dell’Origine, sia della figura divina del Cristo ma fondamentale anche per la creazione, per la vita, per l’uomo… Vi si legge un paesaggio, una basilica, la grotta della nascita.
Nel secondo segmento l’artista guarda alla morte, ineluttabile, ma lascia in bianco il sepolcro, un vuoto in mezzo al colore, che corrisponde all’ignoto, ma anche all’avvenuta Risurrezione, alla speranza… Un vuoto che apre a diverse possibilità di lettura.
Nel terzo segmento c’è il tema portante del trasparente stesso, la Risurrezione. Vi si intravede una figura che si innalza verso il cielo.
Nell’ultimo segmento, infine, ci sono quelle che Anna chiama le apparizioni dopo la rinascita, un pensiero visionario, afferma, di qualcosa in più dopo la morte!
Guardando queste opere ci si rende conto delle loro dimensioni davvero enormi e una domanda sorge spontanea: dove sono state dipinte?
Simonetta, che abita nel Malcantone, dice che nel suo atelier non ci sarebbe stato posto, fortunatamente ha potuto utilizzare un grande spazio all’interno del Museo di Mendrisio. Anna invece ha lavorato in un locale di Casa Pessina a Ligornetto.
E per quanto concerne i tempi di realizzazione? Qui bisogna distinguere, nel tempo necessario per confrontarsi con la preparazione della tela, le prove di pittura per trovare la giusta densità, la realizzazione di bozzetti e infine l’esecuzione vera e propria, durata poco più di due mesi per Simonetta e tre mesi circa per Anna. Un lavoro intenso e a tratti faticoso per ambedue le artiste, che si dicono però soddisfatte e fiere dell’opera finita.
Un lavoro che, al di là di quanto è stato fatto, ha permesso a queste due donne di conoscersi meglio e di stabilire ottimi rapporti di collaborazione e di pensare, in ottica futura, anche a un eventuale progetto comune.