Verso e dentro il Neorealismo

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Partigiani a Cinisello Balsamo.

(red.) Uno sguardo nuovo sul mondo unito all’impegno concreto nella realtà politica e sociale all’indomani del secondo conflitto mondiale hanno alimentato la crescita del Neorealismo lettererario che in Italia, dagli anni Quaranta del secolo scorso, ha rappresentato un’importante corrente intellettuale.
Accende i riflettori sul tema Verso e dentro il Neorealismo. Dalla scrittura clandestina delle bande partigiane alla letteratura neorealista di Calvino, Pavese, Vittorini e Fenoglio il nuovo ciclo di serate letterarie promosso dal Dicastero cultura, manifestazioni e tempo libero di Morbio Inferiore, giunto alla nona edizione.
Sono tre gli incontri in programma, animati dal professor Francesco Bianchi, che avranno luogo martedì 30 gennaio, giovedì 1° e martedì 6 febbraio, tra le 20.15 e le 21.45 nella sala del Consiglio comunale presso il Municipio di Morbio.
La migliore definizione di Neorealismo in letteratura – esordisce Bianchi – è quella fornita da Italo Calvino nella prefazione al romanzo “Il sentiero dei nidi di ragno” del 1947: “il neorealismo non fu una scuola (…). Fu un insieme di voci, in gran parte periferiche, una molteplice scoperta delle diverse Italie, fino allora più inedite per la letteratura”.
Il dopoguerra è un momento in cui, cessato il conflitto, la letteratura torna a vivere: una letteratura aderente alla realtà. Gli autori neorealisti focalizzano l’attenzione sul reale e restituiscono una testimonianza etica e civile attraverso la narrazione.
Nel contesto del primo dei tre appuntamenti in agenda, si ricostruirà il clima della Resistenza attraverso alcuni testi tratti dalle testate giornalistiche clandestine dei partigiani. Una stampa, illustra il relatore, nata per mettere in contatto i partiti e i movimenti del Comitato di liberazione nazionale e le brigate partigiane sul territorio, oltre a creare uno spirito di corpo. Si trattava perlopiù di pubblicazioni prodotte con mezzi di fortuna che contenevano resoconti, necrologi, diari, appunti cronicistici… Questo materiale grezzo contribuisce alla nascita della corrente del Neorealismo e dei grandi romanzi appartenenti a quel periodo.
Da “Il sentiero dei nidi di ragno” saranno estrapolati alcuni passaggi significativi. Nel romanzo d’esordio di Calvino, la realtà è letta attraverso gli occhi di Pin, il bambino protagonista della vicenda, che cresce in un ambiente difficile. La tendenza favolistica dell’autore è già efficacemente presente in questo primo lavoro. Particolare attenzione sarà riservata al capitolo 9 – nucleo ideologico del romanzo – che si sofferma sulla tematica politica.
Lo stesso sguardo di Calvino lo si ritroverà anche nel racconto “Ultimo viene il corvo”, tra racconto di guerra e favola.
La seconda serata, in calendario il 1° febbraio, sarà incentrata sulla produzione neorealista di Cesare Pavese. L’opera dello scrittore piemontese, rileva Bianchi, si colloca nel clima del neorealismo per l’interesse verso il mondo popolare, ma con l’intento di trasfigurare la realtà in mito. La sua ricerca oscilla tra due poli. Da un lato si concentra sull’estraneità e sull’impotenza dell’intellettuale: è la strada imboccata nel romanzo più intenso di Pavese “La casa in collina” del 1948 che verrà affrontato durante l’incontro. Il protagonista, Corrado, è un intellettuale incapace di partecipare in prima persona agli eventi che accadono intorno a lui e la collina diventa un luogo rifugio. Dall’altro, ed è il caso di “La luna e i falò” – seconda opera che verrà illustrata dal prof. Bianchi – lo scrittore mette in luce l’impossibilità di ritornare alle origini, al passato, laddove la guerra ha finito per sconvolgere tutto. Un ulteriore ambito di indagine letteraria sarà rappresentato dal racconto tipicamente pavesiano intitolato “La langa”.
L’ultima delle tre serate in programma metterà in luce la produzione di Elio Vittorini e Beppe Fenoglio. Del primo saranno presi in considerazione alcuni brani di “Uomini e no” del 1945, un romanzo duro dove si intersecano storia personale e Storia con la “S” maiuscola. Lo scrittore fotografa i giorni della Resistenza a Milano: le letture prenderanno spunto dai moti di Largo Augusto, cronaca di una rappresaglia durissima delle forze armate tedesche. Nel secondo, protagonista è Giulaj un venditore ambulante che uccide la cagna appartenente a un generale e viene perciò fatto sbranare da due cani per ordine di quest’ultimo.
Dal corpus di Fenoglio, Francesco Bianchi ha selezionato invece alcuni frammenti di “I ventitré giorni della città di Alba”, una raccolta di dodici racconti pubblicati nel 1968, di cui sei dedicati a episodi di guerra partigiana. L’autore – spiega ancora il relatore – non inneggia alla Resistenza, non fa uso di toni celebrativi: adotta invece uno stile che fu anche criticato in taluni ambienti politici. La visione dell’autore dei fatti della Resistenza traspare significativamente anche dalle pagine di “Il partigiano Johnny” ambientato nel 1944-45. Gran parte delle vicende furono vissute dallo scrittore in prima persona.

L’ingresso alle tre serate letterarie sarà libero e aperto a tutti gli interessati. Come per le passate edizioni, la lettura dei testi selezionati sarà curata da Maria Bianchi e Sergio Ostinelli.