Via Odescalchi, storie di convivenza

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Via Odescalchi a Chiasso, si prepara la festa.

• Lo chiamano “Baba” i bambini delle famiglie afghane che abitano il palazzo. Sta tornando a casa con la borsa della spesa. Dice, sorridendo, che, probabilmente, è l’unico ticinese-chiassese lì dentro. Ma va bene così. Cerca di andar d’accordo con tutti. E poi ognuno si fa i fatti suoi. “Non sono stati gli stranieri e gli asilanti a creare problemi. Per i bambini – che vedo, e che saluto quando tornano da scuola – sono il nonno, “Baba”. Chi rende la vita complicata? Sono gli sbandati, i tossici che “i fann burdell”. Abito qui da oltre vent’anni e nelle ultime stagioni le cose andavano davvero male. Non tanto nei singoli appartamenti, ma negli spazi comuni. Ora, vede? C’è una nuova amministrazione, hanno rifatto i corridoi, asfaltato la strada d’accesso, segnati i posteggi, sistemato la lavanderia e le cantine, montato le nuove porte antiincendio; nei prossimi due anni metteranno le nuove finestre. Poi devo dire che il Comune “ci sta dietro” tanto. E questo dà tranquillità a tutti noi…”.
Ogni città e ogni paese ha la sua periferia e Via Odescalchi è la periferia di Chiasso; e come accade in qualsiasi ambiente urbano i costi più o meno modesti degli affitti, spesso pagati dalla pubblica assistenza, attirano le persone in difficoltà con la vita. La convivenza, come dimostrato dai fatti di “nera” accaduti negli anni appena trascorsi, è difficile. Nel piazzale contiguo domenica 29 ottobre, dalle 10 alle 18, si terrà una festa aperta a tutti organizzata dal Comune. Il programma (cfr. l’Informatore di venerdì scorso) nei suoi vari momenti intende coinvolgere piccoli e grandi. “Non so ancora se ci andrò”, dice una signora italiana, nata a Chiasso, che abita nel palazzo da pochi anni, “ma devo riconoscere che i nuovi proprietari hanno un po’ migliorato le cose qui dentro. Abbiamo trascorso giornate invernali senza riscaldamento e senza acqua calda. Da non credere! Più volte abbiamo chiamato la polizia cittadina per segnalare questi ed altri disagi. Ora vedo che gli agenti passano spesso a controllare la situazione. Mi sento più tranquilla”.