Piano finanziario, un buon esercizio politico a Mendrisio

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La sala che ospita le riunioni del Municipio a Mendrisio.

(red.) “Non ho mai visto, da quando sono sindaco, un esame così approfondito del Piano finanziario. Vi ringrazio. Peccato che il gruppo Lega-Udc non ha contribuito a questo dibattito. È l’aspetto negativo della serata”: così Carlo Croci, lunedì, al termine degli interventi dei partiti sul documento che pianifica le finanze da qui al 2023.

Mancando il capogruppo Massimiliano Robbiani, nessuno ha voluto prendere la parola, ha poi spiegato a nome del gruppo Nadir Sutter. Comunque lo scenario adottato dal Municipio indica un moltiplicatore sempre fermo al 75% e il capitale proprio ridotto a zero. Ma ce n’erano anche di peggiori nelle versioni valutate dall’amministrazione: moltiplicatore al 100% e capitale azzerato, per esempio. La scelta sottoposta alla discussione del plenum, lunedì, non dimentica in ogni caso gli investimenti: ben 150 mio di fr, ha ricordato il sindaco, e una rete sociale salvaguardata per intero. Cinque punti in più di moltiplicatore ci porterebbero ad un pareggio della gestione corrente; ma tra 75% e 80% c’è di mezzo la politica e anche le sopravvenienze d’imposta, che rimangono sempre ignote quando si allestiscono i preventivi.
E che la pressione fiscale sia, come sempre, legata a una visione politica lo si è visto anche lunedì. Il PPD non lo vuole muovere: andati in fumo i milioni che sarebbero stati contabilizzati con la conversione delle AIM, di altri punti fissi per allestire un PF duraturo non ce ne sono molti, cominciando dal Cantone che per far quadrare i suoi conti porta via i soldi ai Comuni, com’è successo con la TUI. E quanto è costato il progetto Ticino 2020, così poco condiviso dai Comuni? Sono le riflessioni di Gianluca Padlina, secondo cui per generare risorse occorre lavorare anche sulle uscite “e noi del PPD proporremo rinunce e risparmi”.
A Sinistra, invece, si ricorda che Mendrisio ha il moltiplicatore più basso del Ticino, insieme ad Ascona: ritoccarlo – dice Françoise Gehring – vuol dire dare alla città le risorse per crescere, per uno sviluppo attento al territorio e all’ambiente, per stimolare interesse attorno al Centro culturale della Filanda.
I liberali giudicano il PF “inquietante” e anche se il principio dello studio demografico da loro suggerito è in generale accettato, occorre muoversi pure per migliorare l’amministrazione, la collaborazione tra un dicastero e l’altro; per non dover limitare l’accesso al parco giochi perché un’attrezzatura si è rotta. I cittadini, riflette Giovanni Poloni, poco guardano la contabilità comunale: a loro interessa che non ci siano i buchi nelle strade.
Ancora alcune valutazioni espresse sul PF. Quella del capo dicastero Piermaria Calderari, “il Municipio vigila per evitare la partenza delle società”, di Claudia Crivelli Barella dei Verdi, secondo cui “questo non è il nostro PF perché vi sono esempi virtuosi di “città di transizione” che maturano, insieme ai cittadini la consapevolezza della salvaguardia dell’ambiente”; e di Mario Ferrari, di Insieme a Sinistra, che anticipa il prossimo intreccio tra PF e Piano direttore comunale, ora allo studio: analisi demografica alla mano, si capirà se il PR è sovradimensionato. La Città, inoltre, che presto accoglierà il campus SUPSI – auspica il consigliere di Arzo – sia in grado di coinvolgere la scuola, offrendole in qualche modo la possibilità di collaborare per meglio mettere a fuoco questo o quell’aspetto.