Il valore delle collezioni d’un museo

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Un'opera di Alberto Salvioni

Un piccolo Museo, che col passare degli anni si è ben radicato sia nella realtà locale sia in una più ampia, tanto da diventare un punto di riferimento non solo per chi ama l’arte, ma anche per chi la colleziona. Così il Museo di Mendrisio, nel tempo, è andato ampliando la sua bella collezione iniziale che, per quanto concerne il Novecento della zona settentrionale italiana e del Ticino, costituisce al momento il settore tra i più documentati. Ora più che mai, visto che si è ulteriormente arricchita con la recente donazione di Luigi Meroni presentata ufficialmente al pubblico lo scorso 15 luglio.

Ingegnere di Genestrerio, dov’era nato nel 1935 e dove risiedeva quando il lavoro non lo chiamava in giro per il mondo, spesso in Africa, Meroni aveva coltivato un’autentica passione per l’arte. Che lo aveva portato a collezionare, in particolare, opere di artisti degli anni ’70 del secolo scorso, ma anche contemporanei, ticinesi e lombardi: Lucchini, Chighine, Gabai, Francese, Ghinzani, per non citarne che alcuni. Artisti che in buona parte conosceva personalmente, che apprezzava e con i quali intratteneva rapporti di amicizia. Aveva pure contatti con diversi galleristi ticinesi, Matasci in primo luogo, con la Galleria delle Ore di Milano e con altri spazi espositivi del capoluogo lombardo.
D’altra parte, quello degli anni ‘60 e ‘70, fu un periodo molto florido per quanto concerne i legami del Ticino col mondo culturale italiano. Un periodo che vide l’affermazione di parecchi pittori e scultori ticinesi, i quali ebbero l’opportunità, oltre che di beneficiare degli stimoli provenienti dall’ambito accademico di Brera, anche di stringere contatti e amicizie sia con artisti sia con personaggi provenienti dai diversi milieux culturali milanesi.
Fatto sta che alla sua morte, avvenuta un paio d’anni or sono, Luigi Meroni ha lasciato al Museo di Mendrisio un patrimonio di una settantina di pezzi, una buona metà dei quali oli. Che il Museo espone nella sua sala grande: una quarantina di opere dipinte e una trentina di grafiche in bacheche, che costituiscono uno spaccato di questa collezione, che testimonia in modo eloquente i gusti e gli orientamenti artistici di questo ingegnere momò.

Alla collezione Meroni se ne aggiunge un’altra, di area svizzero tedesca, donata al Museo dai coniugi Hans Rudolf e Margrit Schöttli, che risiedevano a Caneggio. Hans Rudolf, architetto e figlio del pittore Emanuel Schöttli, ha infatti lasciato al Museo una quindicina di opere del padre, che fu molto produttivo negli anni dell’immediato primo dopoguerra, purtroppo per un periodo piuttosto breve, in quanto perse la vita molto giovane, nel 1926, in un tragico incidente.
«Si tratta di opere molto interessanti, spiega il curatore del Museo di Mendrisio Simone Soldini, in quanto assai rappresentative del mondo della nuova oggettività, espressione di un neorealismo un po’ visionario che segnò la scena artistica tedesca di quel tempo e che anche a Basilea ebbe alcuni importanti protagonisti, quali Niklaus Stöcklin e Rudolf Maeghlin. Una tendenza pittorica di cui il Museo già possiede alcune opere. Accanto a quelle recentemente ricevute di Emanuel Schöttli, di indubbia qualità, che già nei decenni successivi alla morte del pittore, furono apprezzate sia dalla critica sia dai musei confederati, verranno dunque esposte lungo il corridoio, opere di Gianfredo Camesi, Adolf Frohner, Rudolf Maeglin, Leo Maillet, Herman Scherer e Not Vital».

L’ultima sala della parte nuova del Museo è invece dedicata a una rivisitazione della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento con pittori molto noti e apprezzati in Ticino quali Edoardo Berta, Pietro Chiesa, Adolfo Feragutti Visconti, Filippo Franzoni, Gioachimo Galbusera, Ambrogio Preda, Luigi Rossi, accanto ai quali appaiono opere di recenti lasciti come il grande cartone di Innocente Cantinotti, donato dagli eredi dell’artista, un presunto ritratto di Giacomo Matteotti, in gesso realizzato da Mario Bernasconi, donato dai coniugi Lydia e Arnaldo Solcà e una scultura in marmo di Dante Rossi che il Museo ha ricevuto dagli eredi dello scultore. Va così ad ampliarsi ulteriormente anche questa sezione della permanente che, alla pari di quella relativa al periodo del dopoguerra, è uno dei punti forti della collezione del Museo d’arte Mendrisio, costituita finora essenzialmente dai fondi Grigioni e Macconi e dal fondo dr. Bolzani, ricco di un’ottantina di opere, che l’anno prossimo sarà presentato con una pubblicazione.