Il restauro di San Fermo

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In questi giorni si sono conclusi i lavori di restauro dell’Oratorio di San Fermo martire a Campora L’intervento ha interessato l’intero edificio; nella prima settimana di agosto sarà riconsegnato al culto della piccola comunità parrocchiale di Casima-Campora-Monte, arricchito tra l’altro di un rinnovato e prezioso arredo liturgico.

L’Oratorio, sobrio e armonico edificio neoclassico, è un piccolo gioiello, costruito a metà dell’800 su disegno dell’architetto Luigi Fontana (Muggio 1812 – Mendrisio 1877); il progetto, presentato come lavoro d’esame all’Accademia Carrara di Bergamo nel 1830, è stato successivamente dallo stesso Fontana concesso per l’edificazione nel 1843, ai Patrizi e Terrieri locali, proprietari del fondo. Non va dimenticato che il classicismo rigoroso, di sapore palladiano, che caratterizza il San Fermo di Campora negli stessi anni di metà Ottocento trova sviluppo, in scala maggiore, nell’edificazione delle chiese parrocchiali di Melano (1846-50) e Mendrisio (1863-75), da annoverare fra le opere maggiori di Luigi Fontana.

L’interno, caratterizzato da uno sviluppo a pianta centrale, coperto da cupola a pennacchi all’incrocio dei bracci, voltati a botte e abside semicircolare, conserva ancora ampie tracce dell’originaria decorazione pittorica ottocentesca, di alterna qualità; la Gloria di S. Fermo dipinto nella cupola, i monocromi – La lavanda dei piedi, Il battesimo di Gesù – , sulle pareti della navata centrale, sono attribuiti ad Antonio Rinaldi (Tremona, 1816-1875). Riferibili allo stesso artista meritano attenzione gli amabili angioletti – a tratti straordinari per la freschezza del tocco – dipinti a fresco nei sottarchi di imposta della cupola. In controfacciata vi è poi un modesto affresco di anonimo ottocentesco con S. Fermo su uno sfondo paesaggistico. Degli arredi delle origini fanno parte due significativi esempi di statuaria lignea: una Madonna del Carmelo e un San Fermo degli inizi del XIX secolo, a cui si è aggiunto un Cristo crocifisso di anonimo intagliatore seicentesco, qualitativamente di rilievo, appartenente ad un ambito culturale centroitaliano, acquisito alla fine degli anni’70 dello scorso secolo.

I lavori eseguiti
Un elenco completo dei lavori effettuati in occasione di questo restauro sarà allestito a tempo debito; di seguito in breve, forse non esaustivamente, ci si limita a ricordare l’essenziale. Progetto, e direzione dei lavori, sono stati offerti dall’Arch. Attilio Panzeri, con la collaborazione dei suoi architetti dello Studio luganese. Dopo le indagini specialistiche e i rilievi ingegneristici, relativi ai vari settori, che hanno portato – non senza un sofferto iter burocratico – all’allestimento del progetto definitivo, si è proceduto con il risanamento dello spazio absidale, che ha visto importanti lavori d’ingegneria per eliminare una forte umidità di risalita.

Costruiti ex novo
Nel rinnovato spazio presbiterale sono stati inseriti l’altare e l’ambone (prima assente) costruiti ex novo in loco con materiale cementizio colorato (grigio antracite), impreziositi rispettivamente da una Pietà in mosaico e un Angelo dell’annuncio, dipinto ad olio su tavola, opere dell’artista Samuele Gabai.
Inoltre si è proceduto al rinnovo totale del sistema elettrico che ha riguardato l’illuminazione, l’acustica e l’amplificazione audio. Nuovo anche il sistema di riscaldamento: sotto la pavimentazione dell’abside e sotto i banchi in navata, anch’essi rinnovati. Indispensabile è stata la ridipintura totale dell’interno, così come la sostituzione esterna dei gradini della soglia in cemento, usurati, con altri in granito e il rifacimento di una parte dell’intonaco sbrecciato.

La pulituta degli affreschi
Grazie a un’osservazione ravvicinata si è riscontrata la necessità impellente della pulitura degli affreschi, che presentavano anche cadute di colore e il risarcimento di alcune fessure e crepe, traversanti volta e dipinti; gli affreschi e l’intonaco sono stati puliti, fissati, con il rispettivo reintegro delle piccole parti mancanti per opera della restauratrice Maura Ponti, residente a Campora.
L’intera opera di restauro è stata finanziata: in proprio, grazie all’organizzazione quarantennale dell’annuale e tradizionale Sagra di S. Fermo, con la collaborazione della popolazione; da donazioni volontarie; col sostegno del Comune di Castel San Pietro e della Fondazione svizzera Pro Patria.
A tutte le persone coinvolte in quest’impresa a vario titolo va il ringraziamento e il ricordo nella preghiera dell’intera Comunità parrocchiale di Casima-Campora-Monte.