I lumi di Winckelmann

0
360

Martedì 31 gennaio. Ci sono ancora gli operai che montano, avvitano, appendono i rami, puliscono, al m.a.x. museo di Chiasso. Ma la parte più importante del lavoro è fatta. Oggi gli ultimi dettagli, domani, sabato 4 febbraio, alle 16.30 l’inaugurazione.

La mostra riguarda i “monumenti antichi”. Ma, come per “rami” s’intendono le lastre di rame per le incisioni, e non i legni che si staccano dai fusti delle piante per portare fiori, foglie e frutti, i monumenti antichi cui si faceva riferimento verso il 1750 a Roma non erano gli edifici, i ponti, i castelli, ma oggetti di ben più ridotte dimensioni: bassorilievi, colonne, gemme, capitelli, statue, ma anche mosaici, vasi, monete e cammei. Sei anni della sua vita
Impiegò 6 anni della sua vita Johann Joachim Winckelmann per scegliere quelli che egli considerava, per così dire, i “fondamentali”, cioè gli oggetti di ideale bellezza dell’era antica, disegnarli, descriverli con un testo accurato, farne le relative incisioni, infine ordinarli e raccoglierli in tre volumi. Sulla copertina di uno di essi s’intravede il titolo della mostra:  “Monumenti antichi inediti, spiegati e illustrati da Giovanni Winckelmann, prefetto delle antichità di Roma, 1767 – A spese dell’autore”.
L’esposizione, che rimarrà aperta da domenica 5 febbraio a domenica 7 maggio, presenta il lavoro di questo straordinario personaggio, nato in Germania nel 1717 a Stendal, dove oggi in un museo è raccolto il suo sapere. Figlio di un ciabattino, è considerato oggi un figlio dell’Illuminismo; anche se non ebbe contatti diretti con i protagonisti più noti dell’epoca dei lumi, certamente il suo minuzioso lavoro alla ricerca del bello ha portato ad un modo nuovo e moderno di leggere e capire la storia dell’arte. I materiali esposti provengono da quattro paesi, Svizzera, Italia, Germania e Francia.

Il patrocinio degli “Affari esteri”
La mostra è stata pensata, concepita e realizzata dal museo stesso; e l’idea di raccontare al pubblico pagine inedite dell’opera di Winckelmann a 300 anni dalla sua nascita, ha suscitato subito molto interesse, soprattutto in Italia. La mostra gode infatti del patrocinio del Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.
All’inaugurazione di domani ci sarà, fra gli altri ospiti, il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini. Una presenza significativa. Infatti – come accaduto per la mostra di Federico Seneca che si è appena chiusa e sta viaggiando nelle città italiane in cui operò nel Novecento il grafico pubblicista marchigiano –  anche questa avrà un seguito: a Napoli.

I 200 km da Roma a Napoli
Lì, e a Ercolano, dove da pochi anni erano stati aperti gli scavi archeologici, Winckelmann si recò più volte, partendo da Roma, dove abitava, superando gli immaginabili disagi che incontravano su questi duecento e rotti chilometri i viaggiatori di allora. In mostra, a Chiasso, provenienti da quel museo, ci sono tre preziosi reperti archeologici: una gemma con Zeus che fulmina i giganti, un rilievo in marmo bianco con Paride e Afrodite e un affresco rinvenuto a Pompei con il cavallo di Troia.

I primi musei
Per allestire la mostra sono state “sfascicolate” dalla voluminosa opera di Winckelmann tutte le 208 splendide grafiche dei “Monumenti”, che sono state appese alle pareti, come pure i 2 volumi dell’editio princeps e i relativi 2 manoscritti preparatori. Scritti che hanno una storia ben particolare: sono conservati in Francia dove, verso la fine del Settecento vennero aperte al pubblico le prime stanze del Louvre. Il trasporto in Francia dei preziosi documenti manoscritti, quelli del terzo volume di Winckelmann, fu svolto da Henri Reboul (1763-1839), intellettuale, scienziato e politico di rango, che li acquistò. Merita dunque un posto tutto suo nella mostra di Chiasso. Infatti, per la prima volta, è presentato al pubblico un suo ritratto inedito, conservato in una collezione privata francese; glielo fece Angelika Kauffmann, una pittrice svizzera che nel corso della sua carriera raffigurò tutto l’entourage del mondo neoclassico a Roma e in patria. Reboul era un fervente promulgatore dei principi estetici di Winckelmann. L’opera di Winckelmann diventò presto una solida base per la nascita dei primi musei europei per iniziativa degli Stati di allora. I promotori, di solito collezionisti di statue e “monumenti”, non sapevano quali scegliere, come giustificarne l’importanza, quale il linguaggio estetico da privilegiare. Il “metodo Winckelmann” dava a tutte queste domande risposte pragmatiche e fu subito apprezzato. In Italia il primo museo fu, negli ultimi decenni del diciottesimo secolo, quello Vaticano, chiamato allora Museo Pio Clementino, dal nome di Papa Clemente XIV, eletto al soglio pontificio appena dopo la morte di Winckelmann.
Ricordiamo che il museo mette a disposizione dei visitatori una lente d’ingrandimento per meglio osservare i dettagli delle grafiche esposte in originale, secondo i canoni estetici dell’epoca. Le grafiche sono accompagnate da brevi didascalie.