Al confine, al confine

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Stabio - Varese Treno FFS luglio 2013

(red.) Novanta minuti, avanti e indietro sul Tilo, bastano per capire che questo treno lo aspettavano in tanti. Ma pure per vedere i problemi sempre aperti a cavallo del confine, forse mai così acuti come oggi.

 

Ecco il papà pensionato partito da San Pietro qualche minuto fa per portare con l’auto il figlio alla stazione nuova di zecca, e da qui a Mendrisio e poi a Lugano e quindi alla scuola di Manno: “prima andava con lo scooter fino a Mendrisio; se pioveva troppo lo portavo io”.
Piove anche la prima mattina che vede correre, sui binari, il nuovo Tilo. Treno bagnato, treno fortunato? Fra i primi utenti, “5 minuti a piedi da casa”, due ragazzi che pure vanno a scuola a Lugano e che fino a venerdì scorso avevano viaggiato in postale fino a Mendrisio. Altri sono diretti alla Commerciale di Chiasso. A Mendrisio – il tondo Mondaine segna le 7.29 – è appena arrivata la S40 partita da Albate Camerlata alle 7.07, collegamento interrotto da tempo per problemi con l’Italia; e che da oggi col nuovo orario è stato ripristinato insieme a quello verso Stabio; scende un gruppo di dieci, dodici italiani, donne e uomini, allegri e sorridenti: “siamo felici, da stamattina c’è di nuovo il treno, eravamo in tanti, sa, prima che lo togliessero”, dicono i frontalieri; qualcuno riprende il “TicinoLombardia”  verso Lugano, altri lavorano a Mendrisio, una prenderà il postale per andare a Besazio. E chissà quanti, dietro di loro, nel Comasco e nel Varesotto, vorrebbero avere il medesimo sorriso, sperando in un futuro di lavoro ticinese, migliore rispetto a quello sempre più minaccioso che incombe sulle loro famiglie.
I funzionari della ferrovia, a Stabio, informano, consigliano, contano gli utenti che partono e arrivano, telefonano ai colleghi per dire che manca questo, bissognerebbe fare quello. I tecnici svizzerotedeschi hanno appena portato su, col carrello, dal piazzale sottostante, i pezzi dell’automatico dei biglietti e cominciano a montarlo. Per chi alla sera, giunto alla stazione di Mendrisio da nord, prosegue verso Stabio, le informazioni non sono chiare e tutti corrono per scendere dalla prima composizione Tilo e risalire su quella dietro, che verrà staccata per portare i viaggiatori a Stabio.

Altri 137 posteggi in arrivo
I posteggi, 58, sono esauriti, una decina li ha affittati il Comune di Stabio per i propri cittadini che usano il treno, altri sono situati appena oltre la “cantonale”, sulla quale c’è la solita colonna, forse ancora più intensa a causa del semaforo installato poco prima del Punto Franco, alla rotonda. Altri 137 P+R dovrebbero arrivare entro breve tempo, la procedura è in corso.

Ventisette minuti in meno
“Prossima fermata Stabio, capolinea. Tutti sono pregati di scendere” annuncia l’altoparlante. Non sono molti quelli che scendono. Tra questi c’è un’impiegata che ogni giorno viaggia da Bellinzona a Stabio per lavorare come impiegata in un’azienda di medie dimensioni: “fino a venerdì ci voleva un’ora e mezza, da oggi in poi, grazie al treno, un’ora e 3 minuti; non devo più prendere il postale a Mendrisio”.
“Lavoro a Mendrisio da una vita e ogni mattina la colonna si allunga…, spiega una frontaliera di Gaggiolo che non ha avuto dubbi: ha affittato un posteggio, 500 fr l’anno e da oggi in poi userà il treno. Un collega di Clivio ha preso il posteggio con un abbonamento mensile, 50 franchi.
Qualcuno corre a cercare il distributore dei biglietti ma, appunto, il primo giorno ancora non c’è e i funzionari lasciano salire lo stesso. Neppure all’automatico di Mendrisio, di prima mattina, la nuova relazione appare sullo schermo tattile del distributore. E la biglietteria è ancora chiusa. “Da oggi in poi a Lugano o a Chiasso (come faccio stamattina) ci vado in treno. Sono stufa della colonna che mi fa arrivare alla stazione di Mendrisio “a brüüs” con l’autopostale, dice una signora di Stabio che almeno una volta alla settimana si reca a Lugano.
C’è la sensazione che se gli italiani avessero fatto il proprio dovere, frontalieri ce ne sarebbero stati di più. Invece i binari finiscono prima del confine. Per Gianluca Fontana, il tecnico capoprogetto FFS che ha tenuto duro tutti questi anni – sempre col fiato sospeso per capire se i lavori andavano avanti o no da Stabio in poi – quella di oggi non è l’ultima pagina di un dossier che si è rivelato, sul piano politico, pieno d’ostacoli, incomprensioni e ventilate ripicche. Nonostante tutto i ticinesi non disperano di trovare una soluzione. Sul nostro versante sono tutti consapevoli che bisogna fare qualcosa, non essendo così sicuro che tra un paio d’anni gl’italiani avranno terminato la loro parte di cantiere, fino ad Arcisate. Così Fontana, già il mese scorso, ha portato sul tavolo del Comitato di coordinamento – dove siedono tutti gli enti coinvolti svizzeri e italiani – una proposta di collaborazione intelligente: costruire una fermata provvisoria sul ponte del Laveggio ed un capace parcheggio subito dopo il confine; il Comitato ha così assegnato all’alto funzionario delle FFS il mandato di valutare tempi, modi e costi di una soluzione che avvicinerebbe davvero il frontaliere al treno.

Storie di confine e di confinanti
Intanto le storie di frontalierato s’incrociano sulla panchina della nuova stazione e sul treno, nei brevi minuti di corsa verso Mendrisio. Una ragazza laureata in economia aziendale, 23 anni, del Varesotto, diretta a Lugano: “sono consapevole dei vostri problemi, ho diverse amiche ticinesi che me ne parlano e vi capisco. Per questo, quando mi sono presentata per la posizione che cercavano nella ditta dove adesso lavoro, ho parlato chiaro: prendetemi per quello che so fare, per la mia formazione, non perché sono una frontaliera da pagare poco; perciò datemi uno stipendio svizzero. Loro hanno capito e così è stato”. Vicenda che infiamma il cuore di una ticinese di Stabio, diretta pure a Lugano: “non so che dire…. una mia cara amica, che aveva lavorato per tanti anni in una ditta del Mendrisiotto, che peraltro aveva contribuito a fondare,  piano piano è stata allontanata. Si dice mobbing, vero? Uno dopo l’altro, hanno assunto i frontalieri, pagati meno; e lei si è sentita accerchiata. Non ne poteva più, si è piegata ed ora è a casa, in difficoltà economiche pesanti…che tristezza….”.