A coloro che scrivono male

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Sono grafonalista e rieducatrice della scrittura, professioni ancora poco note in Ticino. In questa duplice veste mi occupo di scrittura come mezzo di espressione del proprio carattere, intelligenza e socializzazione, ma intervengo anche nei casi di bambini e ragazzi con Disgrafia, cioè disturbo specifico di apprendimento (DSA) che porta a scrivere in modo disordinato, illeggibile, lento e faticoso.

L’aumento di scritture disordinate nei nostri ragazzi, ma anche in molti adulti, è sotto gli occhi di tutti. Partendo da questa considerazione, vorrei quindi avviare in chi legge una riflessione su ciò che significa scrivere male, in un mondo dove i mezzi digitali la fanno da padrone.
Scrivere a mano, oltre che essere un’arte antichissima, uno strumento di conoscenza e quindi di evoluzione dell’uomo, significa in primo luogo mettersi in relazione con l’altro, desiderarne l’incontro.
L’attuale incapacità a scrivere bene e in modo leggibile, salvo i casi di persone afflitte da problemi neurologici, è legato a cambiamenti sociali, culturali e didattici che hanno prodotto un diffuso disinteresse per questo strumento di comunicazione, considerato faticoso e di cui non si comprende l’utilità, vista l’ampia offerta di mezzi informatici.
Non si considera però che anche l’insegnamento della bella scrittura a scuola (calligrafia) ha contribuito a creare generazioni passate più abili nelle attività di motricità fine della vita quotidiana (tagliare, mangiare, eseguire lavori manuali, ecc.) e a promuovere qualità spesso oggi mancanti e cioè la pazienza e l’accuratezza nel fare.

Ritmi veloci e stress?
Con la grafia ci si dà un tempo
Ci si lamenta dei ritmi troppo veloci della vita e dello stress, ma prendersi del tempo, anche per scrivere meglio e con più chiarezza, non significa forse dare a se stessi un ritmo diverso? Insegnare ai nostri ragazzi a scrivere con calma e in modo accurato non significa aiutarli a riflettere maggiormente sui contenuti di ciò che stanno esprimendo, con indubbi benefici anche sull’ortografia, la sintassi e quindi il generale rendimento scolastico?
L’impegno nella cura formale delle lettere e nell’impaginazione sollecita l’attenzione, la memorizzazione e l’autocontrollo motorio ed è quindi utile a favorire l’adattamento scolastico, l’autostima e quindi la motivazione allo studio. Mi sembra importante che i bambini, fin dalle scuole elementari, comprendano che scrivere male non porta solo a commettere più errori e ad avere difficoltà nel rileggersi, ma rende difficile il fatto che l’altro (docente, amico, genitore) ci possa capire. Nei ragazzi e adulti una scrittura disordinata potrebbe invece rappresentare un cattivo “biglietto da visita” per l’inserimento nel mondo professionale. Un datore di lavoro, a prima vista, potrebbe identificarti come persona svogliata e sciatta. Concludo, ringraziando fin d’ora i docenti sensibili alla pedagogia dell’atto grafico, e tutti quei genitori che valorizzeranno e  loderanno l’impegno dei loro figli a scrivere bene.
Maria Anna Zaramella
Balerna