La frontiera dell’Autolinea

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• (red.) Risalgono agli anni Cinquanta del secolo scorso gli accordi tra Svizzera, Austria, Germania e Francia che permettono ai vari vettori di varcare il confine fra i rispettivi stati e di gestire il traffico transfrontaliero.

 

Niente da fare, invece, con l’Italia. Lo sa bene l’Autolinea Mendrisiense SA che lo scorso dicembre ha dovuto pagare un’ammenda di 2’002 Euro alla Polizia di Stato per riavere il bus della linea 532, Capolago-Brusino-Porto Ceresio, sequestrato perché non provvisto dell’Autorizzazione internazionale per trasporti di linea. A distanza di sei mesi, la questione, di natura burocratica, ma con pesanti riflessi negativi sull’immagine dei nostri vicini di casa è tuttora nelle mani dell’Ufficio federale dei trasporti. Una riunione fra le parti ha già avuto luogo.
Il bus transfrontaliero aveva una discreta occupazione ma – ed è quel che più conta –  avrebbe potuto continuare ad essere il faro di una politica attenta ai gravi problemi di capacità delle nostre strade. L’ accordo di… libero passaggio era fondato sulla concessione federale da un lato e sul “via libera” del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di Roma; ma la Polizia di Stato aveva fatto sapere, confiscando il bus arancione, (5 anni dopo!) che manca un’autorizzazione internazionale per trasporti di linea internazionali, il cosiddetto foglio rosa. Il problema, adesso, è che se il passaggio fosse ripristinato in virtù di quel documento, l’Autolinea non potrà più beneficiare del contributo federale concesso per l’esercizio di questa linea suburbana. Ed un mancato introito di oltre 400 mila franchi l’Autolinea non può permetterselo, anche perché, prima di tutto, occorre pensare ai residenti in territorio svizzero che sulla 532, oggi attestata al confine, in territorio di Brusino, sono evidentemente la maggioranza. L’Autolinea Mendrisiense si sente comunque discriminata perché ditte di trasporto comasche provviste di autorizzazione internazionale per entrare su suolo svizzero portano i loro bus fino a Ponte Chiasso e poi… sconfinano senza che nessuno abbia da dire qualcosa.
L’esercizio 2013, approvato dall’assemblea generale degli azionisti la scorsa settimana, riflette un’attività intensa, non priva di sfide. I dipendenti sono stati ringraziati per il loro costante impegno e attaccamento all’azienda che deve gestire, nel migliore dei modi, le pressioni degli enti pubblici finanziatori, alle prese con i ben noti problemi di bilancio. Si aggiunge, in questi primi anni del decennio, la questione dei frontalieri richiamati dall’economia ticinese, che pure si riflette (v. prima pagina) anche sull’esercizio dell’azienda dei bus.