Interni con debiti

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• (red.) Un fondo che tra prato e giardino misura quasi 13 mila metri quadrati è già un bel parco. Vederlo, poi, con le piante secolari, la villa, il bosco, la piscina… Avendo i soldi, la Città potrebbe comperarsela, l’ex Villa dell’ingegner Gerosa, progettata da Tita Carloni al Barozzo di Rancate negli anni Sessanta, riequilibrando così, in favore delle periferie, l’ubicazione del patrimonio di verde pubblico, che per molti abitanti dei quartieri appare troppo sbilanciata – si pensi a Villa Argentina –  verso il polo. Ma i soldi non ci sono.

Tanto vale, per conoscere i destini della proprietà, di oltre 35 mila metri quadrati,  aspettare il 6 maggio, quando l’immensa fetta di Barozzo andrà all’incanto nella sala A del Palazzo comunale.
Raro, dalle nostre parti, vedere simili aste, perdipiù non volontarie. Il valore di stima ufficiale, quello che i proprietari d’immobili devono indicare quando compilano la dichiarazione fiscale, è di 4’585’585 franchi. Il piede d’asta, in realtà, sarà del triplo, 12 milioni e 460’000 fr. Somma che riflette esattamente i debiti che i proprietari, due coniugi kazaki residenti ad Almaty  (già Alma-Ata), hanno, prima di tutto, nei confronti del Comune. La città, infatti, ha fatto iscrivere a RF delle ipoteche legali: per non aver ricevuto dai proprietari la tassa immobiliare dal 2009, per 6 anni, per un totale di 37’226.15 fr; e per non aver visto entrare nella cassa della città le imposte comunali 2009-2010, per un totale di  106’400,25 fr. Dal canto suo la banca reclama gli interessi  delle ipoteche per 766 mila franchi a decorrere dal 1. ottobre 2012 al giorno dell’asta.

L’Ufficio esecuzioni e fallimenti di Mendrisio, che batterà quella che in linguaggio giuridico si chiama “realizzazione forzata dei beni”, ha ricevuto l’ordine di cautelare ulteriormente i creditori in quanto i debitori sono stranieri e non risiedono in Svizzera. In questi casi l’autorità giudiziaria o quella fiscale possono chiedere il sequestro dei beni, con l’obiettivo di impedire ai debitori di utilizzare o vendere la proprietà a loro favore; procedura che è puntualmente avvenuta attraverso l’ordine fatto all’UEF di Mendrisio, il 18 agosto 2011, di porre sotto sequestro la proprietà dei coniugi kazaki, che da diverso tempo nessuno vede in giro. Ma i due potrebbero saldare i loro debiti anche all’ultimo minuto, prima dell’incanto. Ipotesi che appare poco fondata e che rimanda nell’incertezza una soluzione conveniente per tutti del problema della proprietà  sulla collina del Barozzo, bella finché si vuole ma impensabile da utilizzare così come venne concepita cinquant’anni fa. L’immobiliarista locarnese Renza De Dea aveva tentato la promozione di 6 palazzine di lusso con 48  appartamenti; ma l’autorità cantonale aveva opposto delle riserve, sollecitata dai Cittadini per il territorio che avevano sottolineato la necessità di proteggere la bellezza di quell’altura, minacciata  dall’altezza del progetto, poi abbandonato da un’arrabbiata De Dea proprio in seguito allo stop imposto dal Cantone.
Nel frattempo è stata aperta una discussione tra Comune di Mendrisio e autorità cantonale sulla necessità, o meno, di ampliare la zona di protezione della falda acquifera che scorre al limitare della proprietà; decisione che, corredata da una perizia geologica, potrebbe avere un certo peso sul valore complessivo del mappale.
In tutti i casi l’offerta di abitazioni costose, a Mendrisio e periferie, supera di gran lunga la domanda e il “Caso Barozzo” potrebbe esserne l’emblema.